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Amazon a Pisa, Diritti in comune: "Un colosso dello sfruttamento"

Dura presa di posizione del gruppo consiliare sull'arrivo a Montacchiello di un centro di smistamento dell'aziende dell'e-commerce

Parere negativo da parte del gruppo consiliare di Diritti in comune sull'apertura a Pisa di un centro di smistamento Amazon, un cantiere già partito e visitato l'altro giorno dal sindaco Michele Conti che ha sottolineato l'importanza per la città della Torre dell'arrivo del colosso dell'e-commerce.

"Nei fatti, in una area in cui sono presenti migliaia di metri cubi abbandonati e vuoti, anche a causa della crisi, si costruisce, senza mai aver fatto un monitoraggio di quanto non è utilizzato, un nuovo mega scatolone alla faccia del consumo di suolo e della sostenibilità ambientale" attacca Diritti in comune che, a fronte di un centinaio di assunzioni previste nell'arco di tre anni, analizza anche le condizioni dei dipendenti: "Ma di quale tipo di lavoro parliamo? Non possiamo tacere e sorvolare, così come invece ha voluto fare il sindaco Conti parlando invece di motore di sviluppo, sul modello di organizzazione del lavoro che Amazon ha sdoganato in tutto il mondo - sottolineano dal gruppo di Ciccio Auletta - un’organizzazione del lavoro fatta di ritmi stressanti e di un controllo giornaliero costante. In nome della produttività e del profitto, le persone che vi lavorano si trovano, ogni giorno, a smistare 15/20 mila pacchi e a percorrere dai 10 ai 20 chilometri, in spazi grandi fino a 12 campi di calcio. Costretti a non parlare con nessuno durante l’orario di lavoro e a giustificarsi se vanno in bagno più di una volta nello stesso turno. Il tutto costantemente monitorato dal 'Grande Fratello' aziendale: chi fa i pacchi è monitorato perché loggato a un computer, mentre chi va a prenderli usa uno scanner su cui si registra con il suo nome. Insomma, è come avere al polso un braccialetto elettronico. Ma del resto i manager devono poter calcolare con precisione i tempi di lavoro, perché se non si ha il 'passo Amazon' si viene immediatamente affiancati da un responsabile che detta i tempi corretti per rientrare negli standard".

"E’ bene quindi essere chiari - proseguono da Diritti in comune - l’organizzazione del lavoro dentro Amazon, basata sullo sfruttamento di lavoratori e lavoratrici, a cui vengono sottratti anche i diritti più elementari, a fronte di profitti che nel quarto trimestre del 2019, sono saliti dell’8%, raggiungendo 3,27 miliardi di dollari, anche grazie alla possibilità ex lege di pagare per imposte meno del 3% dei ricavi allo Stato italiano, è l’esempio più noto e lampante di quel modello. Un modello dannoso anche per il nostro pianeta, in piena emergenza climatica: ogni pacchetto viene trasportato fino a destinazione da un furgone che brucia combustibili fossili. Un modello che non può dunque non avere ripercussioni negative sull’economia locale e pertanto il Comune di Pisa non può fare finta di niente e non valutare questi aspetti, quando un colosso come Amazon prova ad insediarsi all’interno del territorio comunale".

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