Crisi a Pisa: si sente meno che nel resto d'Italia. Lo dice il Sole24Ore

Pubblicata la classifica delle Province che nel 2013 più sentono la crisi rispetto il 2007 in base a 10 parametri indicativi. Invertendo la graduatoria Pisa è quinta, quasi sul podio delle realtà più solide del Paese. E' la prima in Toscana

Vicenza, Bolzano, Modena e Mantova. Solo loro reggono meglio la crisi secondo l'indagine del Sole24Ore. In una classifica pubblicata oggi il quotidiano economico analizza 10 parametri che incrociati forniscono indicazioni sulla capacità delle Province italiane a rispondere alle difficoltà degli anni 2007-2013. I dati parlano dei comportamenti degli abitanti in merito ai loro rapporti con i consumi e con le banche, mostrando come rispetto le medie nazionali e il confronto con le statistiche di 7 anni fa il tessuto sociale e produttivo pisano abbia finora tenuto. Anche se non mancano segnali preoccupanti.

Redditi, risparmi e prestiti sono inevitabilmente il riflesso della propensione alla conservazione. Aumentano i depositi bancari del 47% nel 2013 rispetto il 2007, mentre i redditi e gli importi dei prestiti richiesti calano rispettivamente del 2,1 e del 9,9%. Chiare le intenzioni di preservare le risorse disponibili e di non impegnarsi in debiti gravosi, è una inevitabile cautela conseguente al procedere della crisi. A confermare il trend sono i dati sui consumi: calano del 13% gli acquisti di elettrodomestici e beni durevoli, mentre la flessione più negativa ce l'hanno le auto nuove: -42,2%. Restano stazionarie le spese sui medicinali. Il parametro più negativo è sicuramente quello sulla disoccupazione. A Pisa registra un +87,5%, cioè siamo passati dal 4,6% del 2007 all'8,6% del 2013.

Per capire la portata dei dati serve un confronto con le province migliori e le peggiori. Se Milano è capace infatti addirittura di aumentare il suo pil nonostante la crisi del 12%, ci sono realtà come Rieti che perdono il 16,8%. Per i depositi bancari, indicativi sia di parsimonia che di soldi da mettere da parte, si va dal basso +19,8% di Forlì al +259% di Isernia. Sulla disoccupazione, a parte Nuoro che è l'unica ad averla ridotta del 3,8%, si va dal +10,6% di Prato al terribile +418% di Ferrara (che passa dal 2,7 al 14,2%). Appare chiaro che possano esserci fluttuazioni ampie in base alle economie dei territori, e che quindi per reggere e ripartire serve soprattutto basarsi sulle proprie caratteristiche e necessità.

"L'analisi, fatta nei sette anni di durissima crisi, dimostra che la provincia di Pisa ha una struttura solida, differenziata, con motori economici ancora potenti e con punte d'innovazione" ha commentato il Sindaco Filippeschi. "Dobbiamo puntare a non perdere il nostro dinamismo e a creare un contesto di crescita migliore, attraente per gli investimenti. Dai territori può venire un contributo essenziale al superamento delle difficoltà. Ma per dare ancora buoni esempi vanno superate le strozzature assurde, quale quella del patto di stabilità che blocca pure i comuni virtuosi. Anche la crisi di settori molto rilevanti, quale quello delle costruzioni, dev'essere affrontata mettendo in campo politiche nuove, di qualità, accentuando le scelte di sostenibilità, recupero e riuso che ci hanno già premiato".

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