Domenica, 13 Giugno 2021
Economia

Commercio al dettaglio, la crisi non si ferma: troppo bassi i redditi delle famiglie

Male le vendite complessive (-4,3%), bene solo Ipermercati, supermercati e grandi magazzini (+3,8%). Scesi a quota 8mila i negozi. E' questo il quadro che emerge dall'indagine della Camera di Commercio relativa al primo trimestre 2014

Rallenta, ma non si arresta, la crisi del commercio al dettaglio. Nel primo trimestre del 2014 le flessioni registrate a livello nazionale (-3,7%) e regionale (-2,9%) sono purtroppo confermate in provincia di Pisa il cui giro d’affari, pur migliorando rispetto al dato dell’ultimo quarto del 2013 (-4,5%), segna comunque un -4,3%. A rivelarlo sono i dati della consueta indagine condotta dall’Ufficio Studi e statistica della Camera di Commercio su di un campione di oltre cento dettaglianti. Pesano, su questi risultati, l’estrema debolezza dei redditi delle famiglie causata dalle persistenti difficoltà sul fronte occupazionale (il tasso di disoccupazione italiano nel primo trimestre del 2014 tocca il 12,6%), e da un livello di pressione fiscale che dovrebbe assestarsi al 44%. Non aiuta neanche il rallentamento dell’inflazione che, a livello nazionale scende al +0,5% tendenziale nei primi tre mesi del 2014. Ad agosto le anticipazioni segnalano un -0,1% portandoci, quindi, in deflazione.

DIMENSIONE AZIENDALE. Tra le diverse tipologie distributive, il primo scorcio del 2014 vede l’aggravarsi della crisi delle piccole unità (1-5 addetti) che dopo il -5,5% di fine 2013 aprono il 2014 con un -6,0%. Ad una certa distanza, seguono le medie strutture (6-19 addetti) che arretrano del 2,2% mentre le grandi unità (20 addetti e oltre) segnano una caduta delle vendite di poco più di un punto percentuale (-1,2%).

TIPOLOGIA MERCEOLOGICA. L’alimentare, con un -6,3%, si conferma il peggior settore tra quelli presi in considerazione dall’indagine. Se l’alimentare è in crisi, il non alimentare non va meglio con un risultato che, nei primi tre mesi del 2014, registra un -4,5%. Unica nota positiva è quella degli ipermercati, supermercati e grandi magazzini che con un +3,8% segnano una decisa inversione di tendenza dimostrandosi, ancora una volta, come l’unica tipologia commerciale in grado di saper quantomeno reggere i colpi della crisi.

DINAMICA DELLE STRUTTURE DI VENDITA. La crisi continua a falcidiare le aziende commerciali che, a fine marzo 2014, si assestano appena sopra quota 8mila segnando una contrazione di 155 unità rispetto al marzo dello scorso anno. In questo ambito è ancora il non alimentare che vede rarefarsi in modo più deciso il numero di punti vendita (-148 unità). La contrazione prosegue non solo per l’abbigliamento e accessori (-38 negozi) ma anche per prodotti per la casa ed elettrodomestici (-34 unità). Tra le diverse aree della provincia, è ancora una volta la Val d’Era (-70 unità) a segnare la caduta più consistente di negozi seguita ad una certa distanza dal Valdarno Inferiore (-39) e, leggermente più indietro, dall’Area Pisana (-38 negozi). Più distanziata, ma sempre in terreno negativo, troviamo la Val di Cecina (-8 unità).

ASPETTATIVE. Ancora al lumicino lo stato di fiducia degli operatori del commercio. Per il periodo aprile-giugno 2014, il saldo percentuale tra le imprese che si aspettano un aumento delle vendite e quelle che, invece, prevedono una diminuzione risulta pari a -9 punti percentuali. Anche rispetto agli ordinativi rivolti ai fornitori il saldo si assesta ancora ampiamente 'sotto zero': -18 punti percentuali.

“Lo stato di estrema difficoltà in cui versano le famiglie e l’entrata in deflazione - commenta Pierfrancesco Pacini, presidente della Camera di Commercio di Pisa -  condizionano pesantemente la prima parte dell’anno. Con la deflazione infatti - chiosa Pacini - le famiglie, in attesa di prezzi futuri più bassi, rinviano gli acquisti, deprimendo ulteriormente i consumi. L’amarezza per questi dati è stemperata dal risultato della Grande Distribuzione che, ancora una volta, si dimostra un format in grado di reggere agli urti della crisi. La Camera di Commercio, almeno per il 2014, ha sostenuto le piccole realtà mettendo risorse proprie a disposizione dei Consorzi Fidi ma anche finanziando iniziative per la riqualificazione del territorio. Tuttavia questo non basta. Rimaniamo in attesa di interventi più incisivi che alleggeriscano il peso della fiscalità che grava sulle piccole imprese”.

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