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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Economia

Commercio e import-export: la provincia di Pisa continua a perdere terreno

E' quanto emerge dall'analisi condotta dalla Camera di Commercio. I dati, relativi al 2014, sono però fortemente influenzati dal tracollo del calzaturiero e della meccanica. Crescono invece i principali settori pisani: cuoio e motocicli

Se il 2014 è stato un anno di crescita per il commercio toscano (+2,2%) e italiano (+2.0%) lo stesso non si può dire per la provincia di Pisa che continua a perdere terreno con un -1,8% rispetto al 2013. E' quanto emerge dall’analisi condotta dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Pisa.

Un risultato, però, che ha una specifica connotazione settoriale. Sono infatti le calzature (con una contrazione di quasi il 30%) e la meccanica (-7,1%), a determinare questa contrazione mentre due colonne portanti del tessuto produttivo pisano, il cuoio ed i motocicli, avanzano. Pisa mostra comportamenti differenti rispetto alla Toscana e all’Italia anche sul fronte delle importazioni. Nel 2014 l’import pisano ha continuato a crescere (+6,1%) a fronte delle flessioni registrate a livello nazionale (-1,6%) e, soprattutto, toscano (-4,9%).

"L’andamento dell’export pisano – commenta il presidente della Camera di Commercio di Pisa, Pierfrancesco Pacini – è fortemente influenzato dalla caduta del calzaturiero e della meccanica a sua volta riconducibile alla debolezza della domanda tedesca. Tuttavia, osservando la crescita dei nostri principali settori esportatori come il cuoio ed i motocicli ma anche di interessanti new entries come il vino – sottolinea Pacini – ci rendiamo conto di essere di fronte ad imprese che hanno saputo superare le difficoltà degli ultimi anni attraverso un innalzamento dei propri livelli di competitività".

ESPORTAZIONI. Tra il 2013 ed il 2014 il valore delle calzature pisane complessivamente esportate subisce un vero e proprio tracollo passando da 320 milioni di euro a 226 (-29,4%). Negativi anche i dati relativi alla meccanica (-7,1%) e alle esportazioni di mobili che, dopo 4 anni di crescita, chiude il 2014 con un -5,7%. Continuano invece a crescere le esportazioni di cuoio (+3,6%) e motocicli (+1,8%). Tra i due la spinta più rilevante viene dal cuoio che a fine anno tocca il record di 719milioni di euro di produzione esportata.  Bene anche le esportazioni di prodotti base per l’industria come i metalli (+17,6%), i prodotti chimici di base (+3,4%), gli altri prodotti chimici (+2,2%) ed il vetro (+14%). In crescita, per il sesto anno consecutivo, anche il vino pisano: +2,3%.

In generale è l’Europa a tenere sotto la linea di galleggiamento l’export pisano con le eccezioni di Spagna (+8,9%), Portogallo (+4,4%) e Paesi Bassi (+2,8%). Molto eterogenee le evoluzioni registrate dall’export pisano diretto in oriente. Da un lato, infatti, Hong Kong (-3,6%) e Cina (-2,5%) perdono terreno mentre crescono in modo rilevante Vietnam (+52,7%), India (+23,7%) e Corea del Sud (+3,2%). Gli Stati Uniti -primo paese extra europeo di destinazione dei prodotti pisani- fanno segnare un +5,5%.

IMPORTAZIONI. A spingere le importazioni pisane sono soprattutto i prodotti dove il traffico di perfezionamento risulta rilevante come il pelli-cuoio (+14,2%) ed i cicli-motocicli (+22,7%). Piuttosto frastagliata la dinamica degli acquisti dei prodotti per l’industria. Se da un lato flettono i chimici di base (-8,0%), i metalli non ferrosi (-7,9%) e gli articoli in gomma (-6,1%) dall’altro avanzano il legno (+5,4%), gli altri prodotti chimici (+38,2%) e le altre materie plastiche (+14,9%). Interessante, considerando i risvolti dal lato degli investimenti, la crescita dell’import di prodotti meccanici (+0,7%).

Nel 2014 gli Stati Uniti (+28,9%) contribuiscono in modo incisivo alla crescita dell’import pisano. A determinare questo risultato giocano un ruolo di primo piano non solo il cuoio ma anche gli animali vivi (al cui interno sono rinvenibili materiale da riproduzione e cavalli da corsa), la meccanica e gli utensili. Alle spalle degli Usa troviamo due paesi europei come Francia (+8,2%, grazie ai prodotti chimici e pellame grezzo) e Polonia (+39,6%, grazie ad abbigliamento e motocicli).

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