Economia

Industria manifatturiera: le condizioni migliorano, ma resta malata

L'indagine relativa al secondo trimestre 2011 dimostra che le cifre della provincia di Pisa sono ancora ben lontane da quelle della Toscana e dell'Italia. Dopo oltre tre anni di flessione cresce il mercato del mobile

Nel secondo trimestre del 2011 la crescita produttiva dell’industria pisana (+1,9% tendenziale), pur mostrando una leggera accelerazione rispetto al trimestre precedente, non raggiunge neppure i risultati - non esaltanti - di Italia (+2,1%) e Toscana (+3,6%) evidenziando quindi notevoli difficoltà non solo nell’agganciare il ciclo ma, soprattutto, nel recuperare quanto perso nel corso della recessione. I dati segnalano, inoltre, come la crescita registrata dalla produzione manifatturiera pisana sia attribuibile alle dinamiche positive di moda, mobili, meccanica e piccola industria e negative di mezzi di trasporto, chimica, metalli e grande industria. Anche le aspettative, ancora tutto sommato positive, si fanno meno ottimistiche rispetto al passato. E' questo quanto emerge dall’indagine congiunturale sull’industria manifatturiera pisana condotta dall’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Pisa con la collaborazione di Unioncamere Toscana.

EXPORT Se fino allo scorso trimestre era il mercato estero a trainare l’industria pisana, i dati relativi al nostro territorio – l’export provinciale è passato secondo Istat da un +13,8% ad un più contenuto +8,1% – segnalano un forte rallentamento per questa importante componente della domanda. In termini di nuovi ordinativi, infatti, sono quelli provenienti dal mercato interno a registrare una crescita (+3,4%) mentre quelli esteri avanzano di un più modesto 0,5%. Dati che, quindi, non lasciano molto spazio all’ottimismo dato che la domanda interna, a causa di una dinamica attuale e prospettica piuttosto deludente dei consumi interni, a stento potrà rappresentare un valido sostegno al nostro sistema produttivo per i mesi a venire.

OCCUPAZIONE Poco incoraggianti anche i segnali provenienti dal versante occupazionale. Sebbene ad un tasso nettamente più contenuto rispetto a quelli dei trimestri precedenti, prosegue infatti la riduzione dell’occupazione industriale (-0,2% nel secondo trimestre del 2011) mentre le ore di cassa integrazione autorizzate al manifatturiero evidenziano la presenza di problemi di carattere strutturale con la componente straordinaria ed in deroga che, con quasi 1,6 milioni di ore autorizzate nel secondo trimestre, rappresenta la quasi totalità delle ore concesse.

COSTI Critica anche la situazione sul versante dei costi. Nonostante il rallentamento registrato dalle materie prime, la cui crescita rimane comunque a due cifre, l’aumento dei prezzi alla produzione (+2,4%) è stato ancora molto parziale provocando contraccolpi rilevanti sui margini di profitto.

SETTORI I dati del secondo trimestre confermano la fase di crescita delle piccole unità manifatturiere (+3,1%) mentre più stentata appare la congiuntura della media azienda (+0,7 punti percentuali). Ancora negativa, anche se in miglioramento, la performance delle grandi unità (-0,2%).
Tra i settori che “contano” si conferma la fase positiva delle calzature (+5,8% la produzione nel periodo aprile-giugno), del pelli-cuoio (+4,4%), del tessile-abbigliamento (+1,3%) e della meccanica (+10,5%). Continuano invece ad arretrare i minerali non metalliferi (-6,4%), mentre il legno-mobili (+4,6%), dopo ben 14 trimestri consecutivi di flessioni, torna a crescere. Si riduce la corsa dell’elettronica (+2,4%) ma, soprattutto, dei metalli che con un -4,5% passano addirittura in terreno negativo. Mezzi di trasporto (-0,9%) e la chimica (-3,1%) finiscono anch’essi in terreno negativo. Tra gli altri settori, dopo quattro trimestri consecutivi di segni meno, torna in positivo l’alimentare (+3,9%).


SPERANZE Le attese degli imprenditori sul terzo trimestre si fanno meno ottimistiche. L’indicatore relativo alla produzione mostra infatti un saldo perequato “ottimisti-pessimisti” che da +12 punti percentuali scende a +10. Anche le aspettative sulla domanda estera scendono da +7 punti percentuali a +5. Migliorano, invece, le attese relative all’evoluzione della domanda interna che vede il saldo salire a +6 punti percentuali. Continuano a migliorare, pur rimanendo ancora con il segno meno, le attese relative alla dinamica occupazionale.

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