Domenica, 13 Giugno 2021
Economia

Lavoro in provincia: nel 2012 ha chiuso un'azienda al giorno

La CNA di Pisa scenderà in campo il prossimo 28 gennaio per denunciare la grave situazione economica che sta attraversando l'Italia: "La crisi ha alle radici fattori di politica economica che continuano ad impedire lo sviluppo"

La politica non metta in liquidazione le imprese. E’ questo lo slogan lanciato da Rete Imprese (a cui aderiscono: CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e Casartigiani della Toscana) per la giornata di mobilitazione nazionale organizzata il 28 gennaio prossimo, a cui aderisce anche la CNA di Pisa.

“Lo scopo è mettere in evidenza la situazione di assoluta difficoltà che stanno attraversando le nostre aziende - attacca Andrea Zavanella, presidente Cna Pisa - e l’impoverimento del tessuto socioeconomico a cui assistiamo a causa di una crisi che non può essere imputata al fato, ma ha alle radici fattori di politica economica che continuano ad impedire lo sviluppo. Una situazione di sofferenza che coinvolge l’Italia intera, dove nel 2012 ha chiuso una azienda ogni minuto, a cui la Toscana non fa certo eccezione. A parlare sono i numeri, che attestano come le difficoltà che attraversa il sistema impresa siano direttamente collegate al crollo dei consumi e della capacità d’acquisto delle famiglie. Basti pensare ad esempio che a Pisa il tasso è passato dal 4,6% del 2007 al 5,8% del 2011, mentre il prodotto interno lordo nel triennio 2008-2011 è calato del 2% e solo nel 2012 è diminuito del 2,9% e i consumi, che nello stesso triennio 2008-2011 erano rimasti stabili (+0,1%), sono addirittura precipitati del 4,8%. Alla politica chiediamo di occuparsi del paese reale, di quelli che chiudono, che soffrono, e al sistema dei media di occuparsi dei problemi veri: non vorremo che la prossima campagna elettorale vada sprecata fra polemica di basso livello, gossip e schermaglie che non interessano i cittadini e non risolvono i problemi, tanti, del nostro paese”.

“Ad un aumento della pressione fiscale - spiega Rolando Pampaloni, direttore generale CNA Pisa - si è sommata una contrazione della spesa pubblica (ad esempio per il famigerato patto di stabilità) a cui si è assommato un aumento costante e consistente della tassazione, fattori che hanno determinato l’incapacità di una gran parte delle imprese a far fronte alla situazione e a rimanere sul mercato. Diverse hanno dovuto chiudere i battenti e molte altre sono vicine ad arrendersi. I numeri parlano ancora chiaro, così come il saldo della nati-mortalità delle imprese, che anche in provincia di Pisa ha un andamento preoccupante”.

I DATI. A livello provinciale di Pisa è cessata oltre una impresa ogni giorno: sono ben 433 da gennaio a settembre; e visto che l’ultimo trimestre (di cui attendiamo i dati nelle prossime settimane) è di solito quello in cui si addensano le chiusure (mentre al contrario si nota un maggiore dinamismo per le nuove iscrizioni nei primi mesi dell’anno), c’è da attendersi un’ulteriore peggioramento del dato complessivo. Ancora più preoccupante è quello di dettaglio: a marcare le più aspre sofferenze sono infatti il settore manifatturiero (52 chiusure, di cui 39 artigiane), le costruzioni (meno 86 di cui 72 artigiane) e il commercio al dettaglio (dato nel quale sono ricomprese anche alcune attività artigianali come riparazioni,  benessere, etc) che fa segnare un meno 124 unità. Il dato delle nuove registrazioni va interpretato con attenzione, oltre alla tempistica sfalsata rispetto alle chiusure, occorre riflettere sul fatto che molti soggetti  che magari hanno perso il lavoro cercano di mettere su una attività e purtroppo queste non sempre vanno bene.

Più precisamente tra gennaio e settembre del 2012 il commercio in Toscana ha perduto 1751 imprese su un totale di 101.429, cui si assommano le altre 432 dei servizi di alloggio e ristorazione su 30.518. Ciò significa che nel complesso il settore commercio e turismo in 9 mesi ha visto chiudere quasi 2.200 imprese. Commercio che per altro gioca sempre un ruolo fondamentale nell’economia regionale, totalizzando il 24,3% del numero di attività, cui si aggiunge il 7,3% di alloggio e ristorazione. Ciò significa che una azienda toscana su tre appartiene al mondo del commercio e del turismo.

Altrettanto complessa la situazione per quanto riguarda l’artigianato, che soffre di una riduzione prolungata dei consumi che sta mettendo in forte difficoltà molte imprese. Nel 2012, l’indice regionale della natimortalità registra una raffica di chiusure, facendo segnare un -934 imprese nel manifatturiero e -1.568 nelle costruzioni. Inoltre dal 2007 al 30/09/2012 si è registrato un calo di 3.600 imprese artigiane in Toscana. Il fatturato dell’artigianato toscano risulta inoltre diminuito nel complesso del -11,4%. Una flessione che ha interessato tutti i principali segmenti di attività, risultando più sostenuta nel tessile-maglieria-abbigliamento (-16,4%) ed invece meno accentuata nella concia-pelletteria-calzature (-6,5%). È tuttavia soprattutto all’interno dell’edilizia che si sono registrate le maggiori difficoltà. Complice un mercato per molti aspetti 'bloccato' tanto sul fronte della domanda pubblica che su quello della domanda privata (famiglie ed imprese), il volume d’affari delle imprese artigiane operanti nel settore (principalmente legate ad attività di installazione impianti e a lavori di completamento e finitura di edifici) è infatti crollato del 19,3%.

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