Economia

Manifatturiero, la provincia è malata, Pacini: "Profonda crisi del sistema industriale pisano"

Si aggrava la crisi dell'industria pisana: nel primo trimestre 2013 la produzione perde il 7,9% e si esaurisce la spinta dei mercati esteri (-1,4% gli ordini). Segni positivi solo per le medie imprese (+1,8%) ed i minerali non metalliferi (+8%)

Prosegue il trend negativo per l'economia della provincia di Pisa. I dati relativi all’indagine condotta dall’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Pisa in collaborazione con Unioncamere Toscana sulle unità locali manifatturiere con oltre 10 addetti infatti segnalano un deciso peggioramento nel primo trimestre 2013 rispetto a fine 2012. A causa delle pessime performance dei tradizionali settori di specializzazione come la metalmeccanica, il legno-mobili e le pelli, l’industria pisana perde il 7,9% della propria produzione segnando così il peggior risultato da tre anni a questa parte, ponendosi così al di sotto rispetto alla media regionale (-4,9%).

Andamenti simili a quelli della produzione riguardano il fatturato che nel periodo gennaio-marzo 2013 segna un arretramento di 7,2 punti percentuali: il sesto segno meno consecutivo. Se fino allo scorso anno, eccettuato il terzo trimestre 2012, il fatturato realizzato sui mercati esteri era cresciuto, il 2013 si apre con una flessione, seppur non eccessiva, di questo indicatore (-1,4%). I dati sul peggioramento della domanda estera trovano conferma anche sul versante dei nuovi ordini che si contraggono non solo a livello generale (-6,2%) ma anche nella componente estera (-1,4%): quella che finora aveva tenuto.

Dopo che nel corso del 2012 si è riproposto il fenomeno del trattenimento della forza lavoro nonostante la crisi della domanda, il cosiddetto labor hoarding, il primo quarto del 2013 si apre con una flessione della forza lavoro dello 0,9%. A confermare lo stato di crisi del mercato del lavoro viene l’aumento di 15 volte, rispetto ai primi tre mesi del 2012, dell’integrazione salariale. Se è vero che il dato è influenzato dal livello molto basso del 2012, le ore autorizzate per i primi tre mesi del 2013, quasi 1milione e 200mila, raggiungono il valore più elevato tra i 'primi trimestri' a partire dal 2005.

DIMENSIONE AZIENDALE. Tra le diverse tipologie dimensionali d’impresa, confermando quanto rilevato nell’ultimo quarto del 2012, è ancora la media industria (da 50 a 249 addetti) a mettere a segno gli unici segni positivi del manifatturiero nel primo trimestre 2013. Se la produzione tendenziale segna un +1,8% è però il fatturato a registrare, con un +3,5%, il risultato migliore con la componente estera che cresce addirittura di un +4,5%.
Le maggiori difficoltà, così come rilevato a fine 2012, interessano la grande industria (oltre 249 addetti) che perde il 12,0% della produzione ed il 12,7% del fatturato. Anche la piccola industria (da 10 a 49 addetti), il cuore del sistema manifatturiero pisano, continua a dibattersi tra forti difficoltà segnando il sesto trimestre consecutivo con il segno meno per la produzione (-9,7%). Oltre alla produzione, anche gli indicatori di domanda registrano un arretramento: fatturato (-8,6%) e ordini (-7,1%).

SETTORI. Se si eccettuano i risultati della lavorazione dei minerali non metalliferi (+8,0% la produzione, il settimo trimestre consecutivo con il segno più) registrato grazie all’ampliamento produttivo di un’importante impresa operante nel settore, tutti gli altri segnano una contrazione. Tra questi spicca il legno-mobili (-19,8%) ma anche le meccanica allargata che fa segnare pesanti flessioni produttive sia nell’elettronica-mezzi di trasporto (-11,7%) che nella metalmeccanica -4,0%. Negative, dopo che sul finire del 2012 avevano segnato un segno più, anche le dinamiche del sistema moda con le calzature che perdono il 2,7% ed il cuoio il 6,7%. Contenute, ma sempre di segno negativo, le dinamiche della chimica-farmaceutica-gomma-plastica (-1,1%) e dell’alimentare (-0,6%).

ASPETTATIVE PER IL II° TRIMESTRE 2013. Tutti gli indicatori relativi alle aspettative imprenditoriali relative al secondo trimestre 2013 confermano il diffuso pessimismo che attraversa il sistema industriale pisano. Tra tutte, sono ancora le attese relative al mercato interno (saldo perequato tra coloro che prevedono un miglioramento e coloro che prevedono un peggioramento della domanda nazionale pari a -16 punti percentuali) e alla produzione (saldo ottimisti–pessimisti a -13 punti percentuali), a segnare i valori più negativi. Relativamente migliori, ma pur sempre in terreno negativo, le attese rispetto al mercato estero (saldo ottimisti-pessimisti a -5 punti percentuali) e all’occupazione (saldo a -7).

"I dati fortemente negativi che emergono dall’indagine - afferma il presidente della Camera di Commercio Pierfrancesco Pacini - confermano lo stato di profonda crisi in cui versa il sistema industriale pisano. Sebbene solo una ripresa della domanda interna potrà risollevare le sorti del sistema, la Camera di Commercio vuole contrastare la spirale recessiva sostenendo percorsi di apertura sui mercati esteri. Gli interventi della Camera, pensati considerando l’assoluta preponderanza della piccola manifattura all’interno nostro tessuto industriale, si pongono su più livelli. Da un lato, si prevede un sostegno finanziario a chi investe direttamente in fiere all’estero e su progetti di internazionalizzazione e quest’anno si è più che raddoppiato il budget stanziando ad oggi ben 400.000 euro sui bandi export, dall’altro si impegna ad accompagnarle sui mercati a maggiore potenziale di crescita, organizzando partecipazioni collettive a mostre e fiere, incoming di operatori su vari settori: dall’agroalimentare alla meccanica, dalla moda alle aerospaziale con un budget complessivo di 1, 3 milioni, il più alto da sempre”.

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