Economia

Piccole e medie imprese: un 2013 ancora nero in provincia di Pisa

Solo il 2% delle imprese prevede di aumentare il fatturato: la quota più bassa dal 2008. Nel 2012 ha fatto meglio chi ha saputo aggredire il mercato. Il presidente della Camera di Commercio Pacini: "Un anno da dimenticare"

L’indagine sulle PMI, condotta dalla Camera di Commercio di Pisa, conferma come gli imprenditori pisani, non diversamente dai colleghi toscani, vedano nero anche per il 2013. Rispetto ad un 2012 già abbastanza negativo, dove solo il 4% delle imprese pisane ha aumentato il proprio fatturato rispetto all’anno precedente, nel 2013 la quota di coloro che prevedono un aumento scende addirittura al 2%: la più bassa dal 2008.

Come lo scorso anno, pur essendo molto estesa, la crisi interessa soprattutto le imprese che lavorano sul mercato domestico (il 45% di quelle che operano esclusivamente in questo segmento prevede una contrazione del proprio giro d’affari) mentre la quota di esportatori che si aspetta per il 2013 una contrazione è 'solo' il 19%.

L’andamento decrescente della quota di imprese che dichiarano di aver in corso/prevedere attività di investimento è forse il risvolto più preoccupante della crisi. La fortissima riduzione della quota di aziende che segnalano l’intenzione di realizzare investimenti (nel 2013 solo il 3% li farà) determinerà senza dubbio un’obsolescenza degli impianti che non potrà che riverberarsi sulla capacità competitiva del sistema imprenditoriale.

Il permanere di un ampio divario tra la quota di imprese che hanno concesso dilazioni di pagamento (il 31%) e coloro a cui sono state accordate (l’11%) spiega le difficoltà che le imprese stanno affrontando sul fronte della liquidità. Nonostante le pessime previsioni relative all’andamento del fatturato per il 2013, i dati segnalano un leggero miglioramento della propria situazione finanziaria. Se nel 2012 il 40% degli imprenditori pisani prevedeva un ulteriore peggioramento della propria posizione, tale quota dovrebbe scendere, nel 2013, al 33%.

L’indagine, oltre a fornire indicazioni sul 2013, ha permesso di tracciare un quadro consuntivo sul 2012 in merito a due questioni di grande rilievo, quali le difficoltà di accesso al credito e le strategie di risposta messe in campo dalle aziende.

IL CONSUNTIVO 2012: L’ACCESSO AL CREDITO

I dati relativi al 2012 segnalano un aumento della quota di imprese pisane che registrano un peggioramento nelle condizioni di accesso al credito: sono adesso la metà di quelle che hanno chiesto un finanziamento. Tre fattori hanno influito su questo risultato: la richiesta di maggiori garanzie (segnalata dal 90% delle imprese che hanno segnalato maggiori difficoltà nell’accedere ad un fido), l’aumento dei tassi di interesse (l’88%) e l’allungamento dei tempi di analisi delle pratiche (il 64%). Pur non peggiorando, rimangono elevate le difficoltà legate a minori concessioni di credito/scoperto (motivazione segnalata dal 74% delle imprese) ma anche le spese e le commissioni bancarie (il 55%). Da registrare, in merito alle garanzie richieste dagli istituti di credito, come circa il 70% delle imprese che hanno registrato problemi sul versante delle garanzie abbia ricevuto richieste di coperture pari o superiori al fido erogato.

Coerentemente con un quadro economico emergenziale, è ancora molto elevata la quota di imprese che ha chiesto un fido per la gestione dell’attività corrente (il 76%), ma anche per la ristrutturazione aziendale (il 36%) e del proprio debito (il 16%). Unico elemento positivo, rispetto al 2011, la crescita della quota di coloro che ricorrono all’indebitamento per realizzare attività di investimento: il 26% delle imprese.

IL CONSUNTIVO 2012: LE STRATEGIE AZIENDALI

Quattro anni di crisi hanno influito in modo pesantissimo sulla capacità di reazione delle imprese che, nel 2012, hanno adottato con sempre maggiore frequenza comportamenti a carattere difensivo o, al più, di adattamento. Brusca, per quanto riguarda le azioni pro-attive, è la diminuzione di coloro che puntano al miglioramento dei prodotti/servizi offerti (dal 43% al 23%), che ricercano nuovi canali di sbocco in Italia e all’estero (dal 24% al 17%) e ampliano la gamma dei prodotti/servizi offerti (dal 17% al 12%).

L’altra faccia della crisi è l’adozione di strategie di difesa-mantenimento delle posizioni. Se su questo versante è senz’altro positiva la riduzione della quota di coloro che intendono abbandonare i mercati fin qui presidiati (dal 13% del 2011 al 3% del 2012), dall’altro spicca l’aumento della quota di coloro che razionalizzano i costi di produzione (dal 36% al 51%), comprimono i margini (dal 42% al 51%) e intendono ridurre il personale (dal 7% al 13%).

Se l’indagine, nel suo complesso, restituisce un quadro estremamente negativo, conforta rilevare come le strategie pro-attive perseguite da alcune imprese le abbiano portate a mettere a segno performance migliori rispetto alla media. Se nel 2012 solo il 4% delle imprese pisane ha registrato una crescita del fatturato rispetto al 2011, la percentuale sale al 17% tra coloro che hanno puntato alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali, al 14% tra quelli che hanno cercato nuove forme distributive/promozionali, al 13% tra coloro che hanno ampliato la gamma dei prodotti/servizi offerti.

“L’indagine sulle Piccole e Medie Imprese pisane - commenta il Presidente della Camera di Commercio di Pisa Pierfrancesco Pacini - segnala come anche il 2013 si sta rivelando un anno da dimenticare per il nostro sistema produttivo: le imprese che operano sul mercato interno continuano ad essere in forte sofferenza, mentre, tra quelle che esportano, solo coloro che hanno cercato nuovi mercati e diversificato le forme distributive hanno ottenuto performance migliori. Segno di come sia possibile, mettendo in campo le giuste strategie, contrastare la crisi. La Camera di Commercio continua ad essere a fianco delle imprese con supporti significativi e superiori alla media degli altri territori, destinando alla promozione e al credito oltre 5 milioni di euro”.

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