Giovedì, 16 Settembre 2021
Economia

Operatori e provincia di Pisa fanno fronte comune contro la tassa di soggiorno

"Favorisce il turismo mordi e fuggi": questa è la paura principale espressa in un documento congiunto firmato dall'assessore Sanzo e dagli operatori turistici

Gli operatori locali del settore hanno preso una posizione molto chiara in merito alla tassa del turismo e, assieme alla Provincia di Pisa, hanno sottoscritto un documento dai contenuti critici in merito al provvedimento che già aveva già fatto discutere nei giorni scorsi e per la quale Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio Pisa, aveva espresso il suo parere negativo.

“Il turismo – si legge nel testo, firmato dall’assessore provinciale alla materia Salvatore Sanzo; da Marco Ricci (referente Confesercenti), Luca Ciappi  (presidente Confcommercio), Rita Pacello (presidente Federalberghi) – è un ramo dell'economia che muove numeri importanti, in termini sia di fatturato sia di occupazione. Ma nel contesto della crisi mondiale che ha indistintamente colpito tutti i Paesi, si sente la necessità di interventi finalizzati allo sviluppo del ‘sistema’ ruotante attorno a questo comparto: mentre da anni esso lamenta una profonda distrazione da parte dei governi nazionali, nonostante appunto il suo ruolo di motore fortemente trainante”.

Gli operatori, prosegue il documento, “chiedono proposte concrete e alternative, capaci di recuperare quelle posizioni di mercato che le difficoltà del momento e l’aggressività di forti competitor internazionali hanno sottratto alle imprese italiane e locali. Il nostro turismo ha bisogno di essere incentivato e non penalizzato con nuovi balzelli: il suo rilancio non si raggiunge con lSe l'intento del legislatore è di portare una boccata d'ossigeno alle casse dei Comuni (in evidente affanno), è venuta d’altra parte a mancare l’attenzione verso gli operatori che da questa imposizione escono danneggiati: gestori e proprietari di strutture ricettive sono penalizzati in prima persona; ma non di meno lo sono tutti gli altri soggetti che, ad ogni modo, rappresentano parti ‘attrici’ di uno stesso sistema”.

Le previsioni d’introito legate all’imposta, “sono indubbiamente di forte attrattiva per le Municipalità che, in base alla normativa, potranno applicarla. Ma il problema dev’essere affrontato da più prospettive. La tassa di soggiorno potrà solo concorrere ad acuire la crisi che l'intero settore sta attraversando, favorendo il turismo conosciuto come ‘mordi e fuggi’, anziché quello stanziale (che porta con sé ben altre economie, oltre a quella ricettiva), con forti flessioni delle presenze. E gli stessi Comuni in cui la il tributo aggiuntivo tassa potrà trovare applicazione rischiano di veder privilegiate località limitrofe, facilmente raggiungibili, che offrono costi di permanenza più competitivi: vedendo tradursi in danno un beneficio solo apparente”.

Se le finalità della legge, “non sono soltanto il risanamento delle casse comunali, ma la compartecipazione alla sostenibilità del turismo (oggi in alcuni casi quasi giunto a valori limite), ci si chiede allora se alla dinamica dell’ecosistema non concorra anche il turismo di tipo non stanziale: e quindi per quale ragione debba esser colpita, iniquamente, solo una categoria di operatori” (quella legata appunto alla ricettività stanziale). Inoltre, al di là delle valutazioni di merito, il documento ne evidenzia alcune sulle modalità d’introduzione dell’imposta di soggiorno. “Primo punto, è mancato il confronto con le associazioni di categoria e con gli operatori che, anzi, sono chiamati al ruolo di esattori: sono venuti meno i principi di governance, condivisione e collaborazione”.

Secondo, “c'è poca chiarezza sulla stessa applicazione della tassa: se è rivolta ai singoli o ai gruppi, se per notte o per soggiorno. Un'incertezza tale da lasciare a ognuno ampi margini d’azione, che possono solo evidenziare discrepanze d’attuazione, a danno degli utenti e dell'immagine offerta: quella di un sistema disorganico e disorganizzato”. Terzo punto, infine, “la stessa norma non chiarisce la destinazione delle entrate, ma molto nebulosamente richiama il finanziamento di ‘interventi in materia di turismo (compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive); nonché di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali; nonché dei relativi servizi pubblici locali’. Ciò comporta il forte rischio che i Comuni vadano, con quanto introitato, a colmare sacche in altri ambiti, a discapito di quello turistico, di chi vi lavora e della sua immagine”. Confcommercio, Confesercenti, Federalberghi e la Provincia di Pisa concludono chiedendosi “se, invece di penalizzare un settore così strategico, eppure così trascurato, con una nuova imposta, non si potrebbero valutare altre forme di incentivo per il comparto: ad esempio alleggerendo gli oneri fiscali, magari con agevolazioni sulle aliquote e sulle tariffe delle utenze, come avviene altre realtà europee, a noi vicine, dove la tassa di soggiorno vige da anni”.

 

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