'Io diserto - resistenza teatro': prima nazionale

Morire per la patria, morire per niente. Nella stessa trincea, durante la Grande Guerra, troviamo un fornaio napoletano (interpretato da Alfonso D'Auria), disertore obiettore di coscienza e appassionato chitarrista, e un poeta convinto interventista, Giuseppe Ungaretti (interpretato dal giovane Vincenzo Coppola).

Ad accomunarli, la paura di morire, una giovinezza precaria, l'amore per l'arte. Tra canzoni rarissime e all'epoca proibite, ripescate per l'occasione con un approfondito lavoro filologico, Antonio Mocciola disegna un piccolo affresco di vita spicciola, e allo stesso tempo universale, e con la regia di Diego Sommaripa racconta gli umori e gli odori di una lunga reclusione, il dramma e la speranza di una vita (come di mille vite) nel nome di una Patria troppo amata, o troppo poco. Ma comunque matrigna. Alla ricerca di un senso identitario ancora oggi tutto da decifrare.


Furio Vitale é di Napoli, ha 27 anni, lavora nella panetteria di famiglia, ha perso il fratello nei primi giorni della guerra, nel 1915, e per reazione ha sposato le idee anarchiche, scelgiendo di disertare. Per questo ha pagato con la galera, per poi trovarsi comunque costretto ad andare in trincea, dove ostinatamente sceglie di non indossare divise militari nè imbracciare alcuna arma, rischiando come (e più) degli altri compagni.

Lo troviamo circondato da una bandiera bianca sulla destra, sacchi di sabbia attorno come su un ring, e sulla sinistra, ben ordinata, la divisa militare e gli anfibi. Da una parte la pace (o meglio la resa), da un'altra la guerra.

Dalla trincea osserva in una perenne tensione quel che accade, pronto a lanciarsi, senza armi, sfidando la sorte. La tentazione di indossare la divisa lo sfiora, senza afferrarlo mai.

Accanto a lui, Giuseppe Ungaretti, 26 anni, destinato a diventare il più grande poeta del '900, ma in quel momento solo un commilitone ferito, un intellettuale così diverso da Furio per studi, cultura e anche per convinzioni politiche, essendo quest'ultimo un netto interventista.

Eppure tra i due giovani uomini nasce un'amicizia, con Furio che assiste il compagno ferito e nel frattempo si racconta, cercando di rallegrarlo con la sua chitarra e spesso provocandolo con canzoni contro la guerra, rischiando nuovamente la galera in quanto, all'epoca, proibite, a maggior ragione in trincea. E a sua volta il poeta gli regala alcune sue poesie, che Furio imparerà a memoria, e che ripeterà ossessivamente in una lunga notte in attesa del medico di campo, fino a una decisione estrema, inaspettata. Ma, in fondo, estremamente coerente.



Biglietti:
 intero €10
; ridotto (bambini 4-10 anni, Soci di Bo') €8; info e prenotazioni:
 Segreteria Teatro; 
371.1272850 (anche whatsapp) 
info@teatrodibo.it.

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