Mascherine, banchi e bus: come si tornerà a scuola?

Separatori morbidi, entrate a turni, misurazione della febbre e test al personale: mentre continua il braccio di ferro tra Regioni e Governo, ecco quali sono le principali novità in vista del ritorno tra i banchi del 14 settembre

Mascherine, banchi e bus: come si tornerà a scuola

Il prossimo 14 settembre dovrebbero riaprire le scuole in Italia, ma nonostante al ritorno sui banchi manchino poco più di due settimane, il dibattito tra Governo e Regioni è ancora infuocato e lontano da una vera e propria fumata bianca. Ma come sarà la riapertura? Dall'utilizzo delle mascherine ai banchi singoli, passando dalle entrate negli istituti e gli scuolabus, vediamo nel dettaglio come sarà la scuola ai tempi del Coronavirus.

Scuolabus e separatori ''morbidi''

Da una definizione più ampia del concetto dei congiunti, estesa anche a compagni di classe e di lavoro, e dei tempi di permanenza a bordo per derogare al distanziamento di un metro, alla certificazione dei sistemi di aerazione e filtraggio dei mezzi, fino all'obbligo di mascherina chirurgica e alla differenziazione degli orari per diluire i flussi di passeggeri.
Sono alcune delle proposte sul trasporto pubblico locale spiegate dalla ministra dei Trasporti Paola De Micheli, durante la riunione in videoconferenza con le Regioni, per aumentare la capienza in condizioni di sicurezza sui mezzi in vista della riapertura delle scuole. A ciò si aggiunge, per le percorrenze più lunghe anche l’adozione a bordo dei mezzi di separatori morbidi coerenti con le prescrizioni di sicurezza e la differenziazione degli orari di apertura e di chiusura delle scuole per diluire nel tempo i flussi di accesso.

Mascherine confermate, ma solo senza il distanziamento

Gli alunni dovranno indossare la mascherina, ma al momento, il suo utilizzo sarà necessario soltanto negli spazi comuni e anche quando si è seduti al banco dove non è possibile il distanziamento di un metro. Proprio questo è uno dei nodi su cui le Regioni si sono dette contrarie. Per i bimbi sotto i sei anni, che non devono indossarla, il problema non si pone, ma per tutti gli altri il dibattito resta aperto. Alcuni chiarimenti in merito sono arrivati dal viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri: ''A scuola o c'è la distanza di un metro o c'è la mascherina, serve buon senso. In medicina non c'è nero e bianco, ma tante sfumature di grigio".
"Sarà molto difficile - ha osservato - far tenere la mascherina a bambini fra i 6 e i 10 anni. Molto più semplice per i più grandi. Ma dobbiamo ridurre le chance che il virus circoli e la mascherina è sicuramente un ausilio importante quando i bambini sono vicini. Quando sono distanti a mio avviso se ne può fare a meno. Ma le linee guida sono quelle del Comitato tecnico scientifico dove vi è stata una decisione collegiale".

Controllo della febbre prima di andare a scuola

Un grande aiuto deve arrivare anche dai genitori degli alunni: sarà infatti necessario un controllo della temperatura a casa, prima di andare a scuola. Il Comitato Tecnico Scientifico infatti, non ha reputato opportuna la rilevazione della temperatura corporea all'ingresso né per gli alunni, né per il personale.
"Lavori scientifici da tutto il mondo lo dimostrano: la mascherina 'reciproca' (ovvero indossata da tutti i soggetti) abbatte la trasmissione del Coronavirus. Nei casi in cui non è possibile mantenere distanziamento, la mascherina è indispensabile". Sono le parole di Luca Richeldi, primario di Pneumologia della Fondazione policlinico Gemelli Irccs di Roma e componente del Comitato tecnico-scientifico sul Coronavirus. "Per quanto riguarda le classi scolastiche - ha aggiunto - i banchi singoli e distanziati dovrebbe ridurre il contagio. Queste misure dovranno essere messe in atto per la stagione autunnale, per affrontare il momento critico".
"Il bambino con la febbre, a prescindere dal Covid, non dovrebbe andare in classe; è comunque una responsabilità dei genitori quella di tenerlo a casa per non esporre lui o i compagni a contagi". Per quanto riguarda le critiche relative alla diversità dei termometri delle famiglie italiane, Richeldi risponde: "Anche le scuole hanno una situazione eterogenea, non è assicurato che ci siano gli stessi termometri in tutte le strutture: come Cts abbiamo considerato l'opzione più razionale e meno rischiosa. Dobbiamo ripartire con migliori condizioni, è quello della misurazione a casa è un compromesso tra fattibilità e sicurezza".

Scuola, banchi singoli in arrivo

Passando al capitolo banchi, saranno singoli e a fornirli saranno 11 aziende, 7 italiane e 4 straniere, provenienti dall'Ue. I primi banchi sono già arrivati nelle scuole che si sono mosse per tempo e il commissario Arcuri ha annunciato che quelli monoposto arriveranno a partire da venerdì. Entro fine ottobre dovrebbero esserci tutti quelli richiesti, quasi 2,5 milioni, partendo dalle scuole delle zone dove il contagio è più alto. Ha invece avuto inizio la distribuzione delle mascherine e del gel igienizzante. 

Scuola, come sarà la vita negli spazi comuni

Come cambierà il modo di usufruire degli spazi comuni? Le classi andranno a turni in mensa, così da evitare assembramenti, mentre nei locali riconvertiti all'attività didattica si potrà consumare il pasto, garantendo l'aerazione e sanificazione degli ambienti e degli arredi utilizzati prima e dopo il consumo del pasto. Sono stati inoltre stanziati 330 milioni di euro per il finanziamento di interventi di adeguamento e di adattamento degli spazi e delle aule. Si tratta di stanziamenti per l'edilizia cosiddetta 'leggera'.

Coronavirus, cosa succede in caso di contagio

L'Istituto superiore di sanità ha realizzato un documento con le regole per la gestione di casi e focolai di Covid-19 nelle scuole. Non basterà un singolo caso per chiudere scuola. La Asl valuterà di prescrivere la quarantena a tutti gli studenti della stessa classe e agli eventuali operatori scolastici esposti che si configurino come contatti stretti nelle ultime 48 ore. Ad ogni scuola viene chiesto di nominare un referente Covid-19, che farà da anello di congiunzione con le Asl e verrà formato sulle procedure da seguire. Al referente saranno segnalati i casi di alunni sintomatici. Inoltre, il suo compito sarà quello di controllare eventuali "assenze elevate" (sopra al 40%) di studenti in una singola classe. 

Test sierologici al personale scolastico

La distribuzione dei test è già iniziata, ma sottoporsi all'esame sierologico non sarà obbligatorio ma facoltativo. L'assenza del personale scuola in caso di test sierologico positivo sarà assimilata alla quarantena. Un altro nodo ancora da sciogliere, soprattutto per le proteste dei sindacati dei medici di base, che chiedono che i test vengano effettuati nelle scuole o nelle Asl e non in studi privati.

Scontro Governo-Regioni: i nodi da sciogliere

Dopo il vertice tra gGoverno e Regioni per decidere sulle misure di sicurezza con cui far ripartire l'anno scolastico dopo lo stop per l'emergenza coronavirus, oggi si terrà una Conferenza delle Regioni per valutare il documento dell’Istituto Superiore di sanità con le indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di Sars-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia.

Il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ha proposto ai presidenti di Regione e agli enti locali di adottare formalmente il documento Iss, con eventuali integrazioni o suggerimenti operativi per le attività delle Asl sui territori. Ma sono ancora molte le distanze. In particolare dai governatori è arrivato un deciso "no" alle mascherine in classe. Resta da sciogliere anche il nodo dei trasporti, in particolare sugli scuolabus, dove il distanziamento chiesto dal Comitato tecnico scientifico rischia di lasciare molti alunni a piedi. "Ad oggi non ci sono soluzioni sostenibili né per il trasporto pubblico locale, né per quello scolastico", ha detto il governatore dell'Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini.

fonte Today.it
 

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