Sabato, 18 Settembre 2021
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Geotermia: nella Piana di Pisa un grande serbatoio di energia pulita

In particolare è interessante il sottosuolo al di sotto della zona di Cisanello dove è presente un serbatoio geotermico in rocce calcaree spesse 200 metri. Grazie ad un protocollo d'intesa sarà possibile studiare il sottosuolo per tentare di 'sfruttarne' le potenzialità

La Piana di Pisa, la seconda pianura alluvionale più grande dopo quella Padana, ha una sua importanza anche dal punto di vista geotermico. La notizia, che è riportata anche dal Corriere della Sera, farà sicuramente drizzare le orecchie ai tanti fautori dell'energia pulita.
Il sottosuolo è caratterizzato da un sistema multifalda con acqua in rocce porose fessurate e portate valutate in diverse centinaia di litri al secondo in livelli di ghiaie e sabbie, a profondità variabili tra 50 e 200 metri. Tra -110 e -200 metri sono presenti acque fredde o ipotermali con temperature che raggiungono in molte aree i 24 gradi centigradi (°C). L’elemento di maggior rilievo è un serbatoio geotermico in rocce calcaree spesse 200 metri con una temperatura ipotizzata di 50 °C a una profondità di circa 650 metri nell’area di Cisanello.

L'idea, alla base di un protocollo d'intesa denominato Geo4P e che vede coinvolti vari enti, tra i quali il Ministero dello Sviluppo Economico, la Regione Toscana, la Provincia e l’Università di Pisa, la Scuola Superiore Sant’Anna, è quella di realizzare un progetto pilota per la messa a punto di una metodologia multidisciplinare innovativa che consentirà di valutare le potenzialità geotermiche a bassissima, bassa e media temperatura della pianura alluvionale pisana.

"La messa a punto di questa metodologia progettuale consentirà di esportare le tecniche di analisi (geologiche ed energetiche) elaborate in contesti comuni ad altre aree simili, nonché di testare ed elaborare metodologie e strumenti finora non utilizzati in modo sistematico e multisettoriale" spiega sulle colonne del Corriere della Sera Loredana Torsello, direttrice di EnerGea, la struttura che svolgerà un ruolo tecnico-gestionale dell’intero progetto. Lo studio fornirà risultati che potranno essere messi a disposizione degli amministratori locali per avviare un processo di integrazione dei dati idrogeologici ed energetici all’interno degli strumenti di pianificazione territoriale. L’Università di Pisa curerà le attività scientifiche e di ricerca. I lavori saranno completati in 18 mesi.

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