Palio di San Ranieri: le fregate corrono sull'Arno in ricordo della battaglia di Lepanto

Nel 1571 la battaglia navale venne combattuta al largo delle coste greche. La flotta cristiana sconfisse quella musulmana e conquistò la 'fiamma' di guerra della nave ammiraglia turca: la stessa che viene conquistata al termine del palio del 17 giugno

Le prime tracce certe di un palio marinaro a Pisa risalgono al 13° secolo, quando le cronache ricordano un palio svoltosi nell'anno 1292 in occasione delle celebrazioni in onore dell'Assunzione al cielo della Vergine. Solo dal 1718, sotto i Medici, il Palio viene disputato il 17 giugno in concomitanza con la ricorrenza del patrono della città di Pisa, San Ranieri. Ripresa negli anni '30 del 20° secolo, la festa pisana viene implementata assumendo un aspetto rievocativo, non meno importante del lato agonistico, con l'effettuazione di un fastoso corteo sui Lungarni cittadini. Abbandonato dopo la guerra, negli anni più recenti assume il carattere di competizione remiera con imbarcazioni in vetroresina, corsie di regata e regole federali inspirate al canottaggio agonistico. Un timido accenno di ritorno al passato si avrà nei primi anni '90, con la riproposizione del corteggio a terra con alcuni figuranti in costume, acquisendo così il definitivo aspetto di Palio fluviale.

Conquistare la 'fiamma'

L'equipaggio di ciascuna barca (San Francesco, Santa Maria, San Martino e Sant'Antonio) è formato da otto vogatori, il timoniere ed il montatore. Quest'ultimo, al traguardo, ha il compito di arrampicarsi su uno dei quattro canapi che raggiungono la sommità di un pennone alto 10 metri e afferrare il palio azzurro, simbolo della vittoria. Due (simbolici) paperi, invece, rappresentano il poco ambito riconoscimento per gli ultimi classificati. Questa particolare modalità di assegnazione della vittoria si ispira all'impresa di Lepanto quando le truppe cristiane, una volta abbordata l'ammiraglia turca, si impadronirono della 'fiamma' da combattimento posta sul pennone dell'imbarcazione saracena.

La battaglia di Lepanto

Detta anche battaglia delle Echinadi o Curzolari, fu uno scontro navale avvenuto il 7 ottobre 1571, nel corso della guerra di Cipro, tra le flotte musulmane dell'Impero ottomano e quelle cristiane (federate sotto le insegne pontificie) della Lega Santa. Questa riuniva le forze navali la cui metà era inviata dalla Repubblica di Venezia da sola e l'altra metà dall'Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana, del Ducato di Urbino, della Repubblica di Lucca (che partecipò all'armamento delle galee genovesi), del Ducato di Ferrara e del Ducato di Mantova. La battaglia, quarta in ordine di tempo e la maggiore, si concluse con una schiacciante vittoria delle forze alleate, guidate da Don Giovanni d'Austria, su quelle ottomane di Müezzinzade Alì Pascià, che morì nello scontro.

La coalizione cristiana era stata promossa alacremente da Papa Pio V per soccorrere materialmente la veneziana città di Famagosta, sull'isola di Cipro, assediata dai turchi e strenuamente difesa dalla guarnigione locale comandata da Marcantonio Bragadin e Astorre II Baglioni. L'isola, già possedimento bizantino, faceva parte del dominio di Venezia dal 1480 e per essa veniva pagato ai turchi un tributo annuo di 8.000 ducati. Il sultano si sentì dunque legittimato a rivendicare il controllo di Cipro, giovandosi, fra l'altro, del favore con cui auspicava sarebbe stata accolta la dominazione turca dalla popolazione locale, che rimproverava ai veneziani un'eccessiva ingerenza e un troppo duro sfruttamento.

La battaglia di Lepanto ebbe un profondo significato religioso. Prima della partenza, il pontefice Pio V benedisse lo stendardo della Lega raffigurante su fondo rosso il Crocifisso tra gli apostoli Pietro e Paolo e sormontato dal motto costantiniano 'In hoc signo vinces', quindi lo consegnò al duca Marcantonio Colonna di Paliano. Tale simbolo, insieme con l'immagine della Madonna e la scritta 'S. Maria succurre miseris', issato sulla nave ammiraglia Real, sotto il comando del principe Don Giovanni d'Austria, fu l'unico a sventolare in tutto lo schieramento cristiano all'inizio della battaglia quando, alle grida di guerra e ai primi cannoneggiamenti turchi, i combattenti cristiani si unirono in una preghiera di intercessione a Gesù Cristo e alla Vergine Maria.

Anche se l'annuncio della vittoria giunse a Roma 23 giorni dopo, portato da messaggeri del principe Colonna, si narra che il giorno stesso della battaglia san Pio V ebbe in visione l'annuncio della vittoria nell'ora di mezzogiorno e che, dopo aver esclamato: "Sono le 12, suonate le campane, abbiamo vinto a Lepanto per intercessione della Vergine Santissima", dette congedo agli astanti. Da allora continua la tradizione cattolica di sciogliere le campane di tutte le chiese alle 12 in punto.

La chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri

All'interno della chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, dedicata a Santo Stefano papa e martire, situata nell'omonima piazza al centro di Pisa, ci sono numerosi trofei di guerra appartenuti all'estinto Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, fondato dal Granduca di Toscana per combattere la pirateria turca nel Mediterraneo. Nella chiesa è conservata una preziosa serie di bandiere, in gran parte conquistate ai turchi durante i ripetuti scontri navali, realizzate tra la metà del 16° e gli inizi del 18° secolo, insieme ad antichi fanali di navi collocati tra le ampie finestre. Da un'imbarcazione da parata dell'ordine provengono i frammenti scultorei disposti in controfacciata e lungo la parete destra, in legno policromo, in cui sono scolpite espressive figure di schiavi turchi mischiati ad animali ed armi, della fine del 17° secolo.

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