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Accoglienza, protesta migranti e risposta del viceprefetto: "Attendiamo una smentita"

I consiglieri comunali di Ucic-Prc scrivono al rappresentante del governo in merito alla sua risposta circa la revoca dell'accoglienza a dei migranti che si erano lamentati della loro sistemazione a Piaggerta

I consiglieri comunali di Una Città in Comune-Rifondazione Comunista, Ciccio Auletta e Marco Ricci, hanno inviato oggi una lettera aperta al viceprefetto vicario Romeo in merito alla recenti dichiarazioni da lui rilasciate sulla questione dell'accoglienza profughi in città. Al centro della polemica una sua risposta data a seguito della protesta dei migranti ospitati a Piaggerta, fra cui era presente anche una lamentela circa la qualità del cibo.

DI seguito il testo.

"Gentile Dottor Romeo,

sulla stampa locale di questi giorni abbiamo letto alcune affermazioni, attribuite a Lei e ad altri funzionari della Prefettura, in merito alle proteste dei profughi ospiti della struttura di accoglienza di Piaggerta. In particolare, secondo quanto riferisce il quotidiano Il Tirreno (edizione 12 Aprile 2016, cronaca di Pisa, pag.I), Lei avrebbe dichiarato testualmente: «Un'altra contestazione pretestuosa come questa e firmo la revoca dell'accoglienza».

Siamo certi che le Sue dichiarazioni siano state fraintese, e che Lei non intendesse sostenere quanto riportato sui giornali. Non è infatti possibile – e Lei, da funzionario pubblico competente in materia, lo sa certamente meglio di noi – allontanare da una struttura coloro che, in maniera civile e pacifica, esercitano il diritto ad esprimere le proprie opinioni.

Non abbiamo bisogno di dirLe che la revoca dell’accoglienza, disciplinata dall’art. 23 del Decreto Legislativo 142/2015, può avvenire solo in casi specifici, indicati in modo tassativo dalla norma. Il Decreto Legislativo citato non menziona le proteste e le manifestazioni tra i motivi che legittimano l’adozione di un provvedimento di revoca, e del resto è ovvio che sia così: ai richiedenti asilo, così come a tutti i cittadini stranieri, sono infatti garantiti i diritti fondamentali della persona, tra i quali il diritto a manifestare liberamente e pacificamente il proprio pensiero (decreto legislativo 286/98, art. 2; art. 10 CEDU; art. 21 Costituzione; Corte Costituzionale, sentenza n. 199 del 18 Luglio 1986).

Capirà dunque che le Sue parole, così mal riportate dalla stampa locale, rischiano di configurarsi quasi come una minaccia nei confronti dei richiedenti asilo, e sicuramente come una violazione delle norme che Lei, in quanto funzionario pubblico, ha il dovere di far rispettare. Ci pare dunque quanto mai necessario – anche a tutela dell’istituzione che Lei rappresenta e per la quale opera – far conoscere ai lettori dei giornali, e in generale all’opinione pubblica, il corretto contenuto delle sue dichiarazioni.

Per questo La invitiamo a smentire pubblicamente le frasi che Le sono state attribuite. Non le nascondiamo la nostra forte preoccupazione, dovuta al fatto che quelle dichiarazioni mandano un messaggio assai negativo alla cittadinanza: trasmettono l’idea dell’accoglienza come “favore”, come “benevola concessione”, laddove invece le norme internazionali, comunitarie e domestiche in materia di protezione internazionale definiscono l’accoglienza come un diritto soggettivo dei richiedenti asilo, e dunque come un dovere dello Stato ospitante.

Certi di un Suo cortese riscontro, cogliamo l’occasione per inviare i nostri più cordiali saluti."

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