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Triangolo edilizio Università-Comune-privato, Rebeldìa: "Ennesima speculazione"

Il cartello di associazioni attacca la decisione dell'Università di Pisa di trattare l'acquisto di una seconda porzione dell'ex Monastero delle Suore Benedettine attraverso la previsione di una permuta di immobili che va a vantaggio del soggetto privato

Il progetto è stato ribattezzato da Rebeldìa come 'Il Triangolo delle Permute'. Con la delibera del 22 luglio 2015 il Cda dell'Università di Pisa ha approvato un piano per l'acquisto della restante porzione dell'edificio Ex Benedettine, il monastero in Lungarno Sonnino che in parte è già stato preso e trasformato in foresteria per studenti e visiting professor.

Per Rebeldìa "siamo davanti all'ennesima operazione speculativa, che si aggira intorno agli 8,5 milioni di euro, e che vede coinvolti la Cemes S.p.a. del costruttore Madonna, l'Università di Pisa e il Comune di Pisa, strettamente connessi in una malsana triangolazione tutta speculativa che occorre bloccare immediatamente".

Dalla delibera si legge che per l'acquisto dell'immobile sono stanziati dall'Università "massimo Euro 8.850.000, oltre IVA, spese notarili e imposte dell’atto" e il passaggio avverà "una volta che essa sia stata resa idonea dalla proprietà Cemes S.p.A. all'uso di Polo didattico". La critica nasce in quanto si prevede che "gli immobili di proprietà universitaria, Palazzina Feroci ed ex Gea, da considerarsi in permuta, saranno di fatto posti in vendita per asta pubblica ai valori indicati nelle premesse (previa definizione della valutazione per l’ex-Gea), e solo qualora l'asta non vada a buon fine, saranno ceduti in parziale permuta alla Società CEMES al prezzo a base d’asta".

"Ci allarma la manovra - incalza Rebeldìa - secondo la quale un ente pubblico come l'ateneo si faccia ambasciatore presso un altro ente pubblico, ossia il Comune, di un interesse strettamente privato, nella fattispecie quello di una ben nota impresa del cemento, il tutto in nome della 'valorizzazione immobiliare'. Di fatto l'Università sta chiedendo al Comune una variante urbanistica a destinazione d'uso a fini residenziali sull'area dell'Ex Gea".

Il metodo non convince: "Troviamo indecente che in una propria delibera l'Università definisca già una permuta relativa a immobili che invece dovranno essere obbligatoriamente messi ad asta pubblica. Si tratta della solita asta farlocca che servirà magari a giustificare, poi, i 'prezzi' convenuti con Madonna".

"Nel 2003 - ricorda l'associazione - proprio Rebeldìa occupò quell'area restituendola alla città. Dopo due mesi fummo sgomberati e da allora quello spazio è rimasto in uno stato di semi abbandono. Che fine ha fatto l'interesse che l'università mostrava per l'area dell'Ex Gea solo qualche hanno fa? Che fine hanno fatto 'laboratori biologici, due aule informatiche, un'aula per la didattica' per cui solo pochi anni fa si chiudeva unilateralmente la trattativa per trovare una sede alle attività del Progetto Rebeldìa?".

Bloccare il provvedimento è l'obiettivo: "Abbiamo ribadito più volte, ma giova ripeterlo, che questa città non ha bisogno di nuovi edifici, in particolare a uso residenziale. Occorre ripartire invece dal riutilizzo e recupero del patrimonio pubblico e privato, oggi lasciato in abbandono e sfitto, che darebbe una risposta alla emergenza abitative di famiglie, studenti, disoccupati, sfrattati, migranti. Si preferisce invece continuare con mega operazioni immobiliari che nulla hanno a che vedere con l'interesse pubblico e i diritti di chi vive e lavora nella nostra città".

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