Politica Marina di Pisa

Porto di Marina, operazione trasparenza: la sinistra svela 'i documenti segreti'

La coalizione formata da Rifondazione Comunista e dalla lista 'Una città in Comune' ha deciso di rendere pubblici gli atti relativi alla vendita dei terreni di proprietà comunale nell'area dove è in costruzione il porto marinese

“Se amministreremo Pisa - dichiarano da Una città in comune e Rifondazione Comunista, coalizzate in vista delle prossime elezioni comunali - la trasparenza sarà la stella polare del nostro modo di organizzare la macchina comunale e i rapporti con i cittadini”. E chiariscono: “Per noi la trasparenza non è uno slogan ma una pratica quotidiana. Su questo delicatissimo tema, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra ente pubblico e imprenditoria privata, nella nostra città vale invece il detto ‘tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare’. Per questo oggi noi partiamo dal fare e rendiamo pubblici tutti gli atti relativi alla vendita dei terreni di proprietà comunale nell'area del realizzando Porto di Marina di Pisa”.

La decisione di secretare la corrispondenza tra gli uffici comunali competenti, e quella tra il Comune e la Società realizzatrice del porto, e di svolgere “a porte chiuse” la seduta della prima Commissione di controllo e garanzia in cui quei documenti sono stati analizzati, risalgono al luglio scorso. “Si è trattato di una scelta senza precedenti, la cui natura - tengono a sottolineare dalla coalizione di sinistra alternativa - è tutta politica, non tecnica. Basti ricordare che, ad esempio, la decisione di fare svolgere la seduta ‘a porte chiuse’ venne presa a maggioranza nella stessa Commissione su proposta del consigliere del Partito Democratico, Michele di Lupo, col sostegno dell’Udc, con il parere contrario di Rifondazione Comunista, di Sel e del presidente della stessa Commissione, Riccardo Buscemi”.

L’operazione trasparenza che oggi viene fatta non è solo a beneficio della cittadinanza, ma anche della stampa. “Ad innescare il meccanismo di secretazione - ricordano Una città in comune e Rifondazione - è stata la presenza di un giornalista durante una commissione in cui furono ascoltati sull’argomento l’assessore ai Lavori Pubblici e al Patrimonio Andrea Serfogli e la dirigente Laura Tanini della Direzione patrimonio e contratti. Da quella prima audizione dovette passare più di un mese prima di arrivare alla consegna dei documenti ai consiglieri. Una consegna avvenuta solo grazie all’insistenza del consigliere di Rifondazione Comunista, Maurizio Bini".

“I documenti - proseguono - vennero consegnati in Commissione dal Direttore generale del Comune, Angela Nobile, con una lettera di accompagnamento in cui si affermava che i consiglieri comunali potevano utilizzare il materiale fornito ‘esclusivamente per l'espletamento del proprio mandato’. Si affermava anche che nel rispetto di non specificate disposizioni in materia di segreto e di tutela della riservatezza, i consiglieri erano ‘tenuti al segreto d'ufficio e sottoposti ai connessi divieti di divulgazione e diffusione’. Il concetto veniva ribadito dal fatto che su ogni singolo documento venne scritto a penna: ‘Uso esclusivo e riservato funzioni consigliere comunale’. Il risultato fu che diversi consiglieri (Pd, Udc, Fli, Idv) decisero di non ritirare i documenti, per evitare possibili coinvolgimenti e responsabilità su eventuali fughe di notizie”.

“Noi - dicono da Una città in comune e Rifondazione - consideriamo la divulgazione pubblica di notizie rilevanti relative all’amministrazione e alle sue scelte parte integrante della funzione del consigliere comunale. Chi non ha neanche ritirato la documentazione, a nostro avviso, è venuto meno di fatto a questa funzione”. E aggiungono: “Questa modalità di accesso agli atti e di controllo sulla loro divulgazione non ha precedenti nella storia del Comune di Pisa. Si tratta di una forte e preoccupante limitazione delle funzioni di controllo a cui, come consiglieri comunali, si è chiamati dalla legge. Non rientra forse nel mandato del consigliere quello di informare la cittadinanza delle azioni o delle omissioni dell'amministrazione comunale, qualora le ritenga politicamente rilevanti?”

“Quello di oggi - tengono a precisare i promotori dell’iniziativa - non è un atto provocatorio, ma una sorta di patto con la cittadinanza: per noi la città si amministra nella massima trasparenza, assumendosi fino in fondo le proprie responsabilità, e spiegando sempre atti alla mano le proprie scelte alla città. È giunta l’ora di cambiare decisamente rotta rispetto all’amministrazione Filippeschi: iniziamo sanando la ferita nella vita democratica di Pisa, provocata dalla secretazione degli atti, e aprendo un vero dibattito pubblico sulla questione della vendita dei terreni comunali”.

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