Bando ERP 2020 difficilmente accessibile e discriminatorio: ne chiediamo ritiro e ripubblicazione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

L’amministrazione comunale di Pisa a maggioranza leghista continua ad attaccare la Costituzione. L'alibi, anche questa volta, è fornito dalla Legge Regionale sull'edilizia residenziale pubblica del 2019. Come abbiamo più volte denunciato, nonostante alcune piccole migliorie rispetto alla precedente Legge “Saccardi”, si tratta di una norma che resta incostituzionale là dove richiede il requisito dei 5 anni di residenza sul territorio regionale e continua a lasciare ai Comuni la facoltà di prevedere verifiche discriminatorie, come la richiesta di certificati sui possedimenti all'estero.

Questa volta, però, l'alibi non regge. Una recente sentenza della Corte Costituzionale, la n°44/2020, ha dichiarato incostituzionale la Legge delle Regione Lombardia in materia di edilizia residenziale pubblica proprio nella parte in cui impone la residenza "per almeno cinque anni nel periodo immediatamente precedente la data di presentazione della domanda”. Secondo i giudici questo requisito viola il principio di eguaglianza sostanziale garantito dall’articolo 3, comma 2, della Costituzione e produce una "irragionevole disparità di trattamento a danno di chi, cittadino o straniero, non ne sia in possesso”, contraddicendo la funzione sociale dell’edilizia popolare.

Questa inequivocabile sentenza avrebbe potuto dare l'opportunità all'amministrazione comunale e ai dirigenti, nel momento di redigere il bando 2020, di superare l’illegittimità della Legge Regionale Toscana e predisporre requisiti equi di accesso, non più legati alla durata di residenza quinquennale o sottoposti a verifiche discriminatorie, ma rispondenti allo stato di bisogno e alla necessità delle persone di avere un “tetto sulla testa”.

Sul piano sostanziale, il bando 2020 continua a essere discriminatorio. Chiede, infatti, ai soli cittadini stranieri la certificazione di essere non possidenti all’estero, anche se questa verifica non è più imposta dalla Legge Regionale, che suggerisce di fare riferimento alla dichiarazione ISEE. L’amministrazione usa la propria discrezionalità in materia per escludere ingiustamente tanti stranieri dalle assegnazioni: l'onere di reperire certificati ai consolati o all'ambasciata o, se questo non non è possibile, di far rientro nel paese d’origine per reperire la documentazione, con la pandemia ancora in corso e molti voli sospesi, è una previsione evidentemente vessatoria.

Sul piano procedurale, il bando 2020 è difficilmente accessibile: è uscito il 10 luglio e si chiuderà in modo improrogabile l'11 settembre, con gli uffici URP che restano aperti per sole tre ore al giorno, e solo di mattina, e che dovrebbero far fronte alla cittadinanza che chiede informazioni, preleva i moduli e eventualmente deposita la domanda. Il bando permette l'autocertificazione di molti documenti, ma questi devono comunque essere in possesso del richiedente, mentre a oggi l’accesso in molti uffici resta contingentato a causa dell'emergenza sanitaria. A tutto questo si aggiunge anche l'impossibilità di accedere all'Ufficio Casa, che resta chiuso al pubblico. La richiesta di pubblicare il bando a settembre, in condizioni migliori di accessibilità, è stata respinta dall’amministrazione: evidentemente le imminenti elezioni regionali hanno imposto tempi e modi così assurdi!

L’impegno di un’amministrazione comunale seria, specialmente in questo periodo di eccezionale crisi e difficoltà, deve essere quello di attuare la Costituzione e garantire a tutti coloro che hanno bisogno il diritto all’alloggio popolare. Con l’uscita precipitosa e le discriminazioni contenute nel bando 2020 si spera di ottenere consenso elettorale, ma in realtà si acuiscono le disparità sociali a danno dell’intera comunità cittadina. Per questo chiediamo che il bando venga ritirato e ripubblicato a norma di legge.

Diritti in Comune (Un Città in Comune, Rifondazione Comunista, Pisa Possibile)

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