Buoni Spesa e Coronavirus: "Rivedere i criteri di assegnazione"

La richiesta è stata avanzata alla Giunta comunale pisana con una mozione presentata dal Pd. Dubbi espressi anche dal Sindacato Generale di Base che sottolinea diversi "aspetti contradditori"

Il consigliere comunale del Ps, Marco Biondi

Una mozione per chiedere alla Giunta comunale pisana di rivedere i criteri per l'assegnazione dei 'Buoni spesa'. E' quella presentata dai consiglieri comunali del Partito Democratico in seguito all'ordinanza della Protezione Civile con cui sono stati assegnati al comune 471mila euro per far fronte l’emergenza alimentare dovuta al Covid-19. Il Pd ritiene infatti "inadeguata" la disciplina adottata dalla Giunta e chiede alcune integrazioni.

In particolare si chiede di prevedere "dei criteri di priorità per l’assegnazione dei buoni spesa così determinati: presenza di un soggetto con disabilità; condizione di indigenza o di necessità; numerosità del nucleo familiare; presenza di un solo genitore nel nucleo familiare; presenza di minori e diversa ponderazione in ragione dell’età situazioni di fragilità recate dall’assenza di reti familiari e di prossimità; situazioni di marginalità e di particolare esclusione". Un importo maggiore, secondo i consiglieri Dem, andrebbe poi assegnato: "a soggetti che acquistano medicinali non esenti; a soggetti che seguono una dieta, perché affetti da patologie alimentari (es. celiachia); in presenza di minori della fascia d’età 0-6 anni".

Tra le le richieste anche quella di escludere dall'assegnazione "i gruppi familiari i cui componenti maggiorenni siano titolari di uno o più depositi e conti correnti bancari/postali, o altre forme di patrimonio mobiliare (non gravati da diritti reali di garanzia e al netto dei depositi vincolati) il cui saldo contabile attivo, al lordo degli interessi, al 31 marzo 2020 sia superiore a una soglia di  6.000 mila euro accresciuta di 2mila euro per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino a un massimo di 12.000 euro".

Il PD chiede poi di prevedere "azioni attraverso la Società della Salute per far emergere le situazioni più critiche (soggetti che hanno perso il posto di lavoro, lavoratori che non dichiarano un reddito) affinché vengano sostenuti dagli assistenti sociali; di estendere i buoni a coloro che dimorano stabilmente a Pisa o, in alternativa, prevedere pacchi alimentari; modalità telematiche sia mediante il portale del Comune sia/o mediante APP dedicata per la richiesta dei buoni; la possibilità di ricevere buoni in formato elettronico e/o mediante carta prepagata".

Sulla questione interviene anche Sgb Pisa che sottolinea "alcuni aspetti contraddittori" sui criteri stabiliti per l'assegnazione. Tra questi l'esclusione delle famiglie che possono contare su un ammortizzatore sociale "a prescindere dalla sua entità". "Inoltre - prosegue Sgb - quando si parla di calo di ricavi per i lavoratori autonomi del 30% nel mese di marzo, stesso ragionamento dovremmo farlo per lavoratrici e lavoratori che hanno avuto una riduzione delle ore o comunque delle entrate. Facciamo degli esempi reali: una lavoratrice a cui la ditta ha ridotto le ore per l'emergenza; questa riduzione non risulta ma pesa, e non poco, sulle entrate familiari. Questa lavoratrice non avrebbe diritto al medesimo trattamento del lavoratore autonomo che ha perso piu' del 30% dei ricavi?".

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"Infine il lavoro nero - prosegue Sgb - sono tanti a svolgerlo anche in Toscana, chi lo percepisce in teoria ha diritto al buono se non ci sono pensioni, redditi di cittadinanza e altre entrate derivanti dal lavoro nel nucleo familiare. I criteri in questo caso sono giustamente inclusivi ma se ci troviamo davanti a nuclei familiari con le medesime entrate, alcuni vengono penalizzati perchè risulta un ammortizzatore sociale a prescindere dall'entità e altri invece no. Ovviamente noi siamo per estendere i benefici dei buoni. Pensiamo poi ai tanti che non hanno strumenti per la compilazione on line delle domande o un telefono con credito per chiamare i numeri fissi o difficoltà di lingua per parlare con gli operatori. In tal caso esiste uno sportello sociale che possa essere utile e in che forma vista la situazione di pandemia che obbliga tutti\e a casa per evitare il diffondersi del contagio?".

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