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Carcere Don Bosco, la provincia scrive al ministro: "Situazione al collasso"

Il presidente Andrea Pieroni annuncia l'intenzione di informare Francesco Nitto Palma della condizione in cui versa la casa circondariale pisana: carenze di personale, di beni di uso comuni e strutturali preoccupano

Una lettera e un appello, nei prossimi giorni, al nuovo ministro della giustizia Francesco Nitto Palma, perché prenda seriamente in considerazione la situazione al limite della sostenibilità in cui versa il carcere Don Bosco. L’iniziativa - “a un anno abbondante dalla richiesta, sull’identico tema e con identica urgenza, che rivolgemmo al precedente guardasigilli Angelino Alfano (era il luglio 2010) ma che è rimasta da allora inascoltata” - è annunciata dalla Provincia di Pisa, con il presidente Andrea Pieroni, la vice Alessandra Petreri e il consigliere Massimiliano Casalini, presidente della Commissione affari sociali, che, nei giorni scorsi, si sono recati all’interno della casa circondariale, nell’ambito del costante rapporto di collaborazione con la sua direzione e in particolare sulla scorta della recente azione promossa dalla stessa Provincia a sostegno della proposta di legge per estendere ai vertici degli enti locali la facoltà di "sindacato ispettivo" all’interno degli istituti di pena.

“In particolare - spiegano Pieroni, Petreri e Casalini - l’occasione è stata rappresentata dalla consegna di tre personal computer destinati ad attività formative per i detenuti; e dalla verifica dei risultati dell’intervento, cui la Provincia ha contribuito con 5mila euro, per rimuovere, dalle finestre delle celle, i vetri fissi (quelli esterni alle sbarre, al di qua delle quali sono poi installati i vetri interni delle stanze, questi apribili). La presenza di tali elementi bloccati aveva causato, in questa estate di grande calura, notevoli disagi alla popolazione reclusa”. La visita ha peraltro dato modo di raccogliere indicazioni sullo stato generale della struttura, le pesanti difficoltà della quale sono state, in questi mesi, sottolineate più volte dal direttore Vittorio Cerri, che nella circostanza i rappresentanti della Provincia hanno incontrato insieme ai vari responsabili di settore del carcere (sicurezza, sanità, gestione, attività interne).

“Purtroppo - dichiara Pieroni - il quadro si conferma molto grave e in continuo deterioramento, date le carenze di ogni tipo: da quelle per i beni di uso comune (come saponi e carta igienica) a quelle di personale (147 gli agenti di custodia in servizio, contro un organico previsto di 254), per non parlare di quelle strutturali. In particolare, a una capienza teorica di 250 fa riscontro la presenza di 371 detenuti, di cui il 70% stranieri (con le problematiche conseguenti); e i sovraffollamento è acuito dall’esistenza al Don Bosco di un centro clinico unico in Italia, con sala operatoria attiva e funzionante, che richiama afflussi da tutto il Paese. E per fortuna il buon clima interno è di fondamentale aiuto nella gestione di un quotidiano cosi complesso”.


La situazione è insomma a un piede dal collasso, non più tollerabile dunque. “Gli enti locali pisani - conclude Pieroni - pur confermando il supporto alla casa circondariale per tutti i progetti avviati in questi anni d’intesa con la direzione (mediazione linguistico-culturale, attività ricreative e di formazione professionale, anche ai fini del reinserimento sociale post-reclusione), si trovano a loro volta nella morsa di tagli alle risorse che rendono impossibili sforzi aggiuntivi. A strettissimo giro di posta scriverò al ministro Nitto Palma sollecitandolo a prendere atto di quanto accade a Pisa: perché una politica carceraria seria non può constare solo nell’annunciata campagna di costruzione di nuove sedi detentive, ma anche nella doverosa cura di quelle giù esistenti”.

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