Coronavirus, Italia Viva: "Buoni spesa a tutti coloro che ne hanno bisogno"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

“Dare i buoni spesa a tutti coloro che ne hanno bisogno e coordinare gli sforzi con le associazioni che da anni lavorano a stretto contatto con la marginalità a Pisa”
Questo l’appello che Francesca Cardini e Michele Passarelli Lio, membri del Comitato cittadino di Italia Viva di Pisa, fanno al Sindaco Michele Conti riguardo alla distribuzione dei buoni spesa in aiuto delle famiglie che vivono nella nostra città.
“Un momento drammatico come questo”, affermano i due esponenti di Italia Viva, “richiede alla Politica di unificare gli sforzi per superare l’emergenza, sanitaria e sociale e poter ripartire al più presto. Con questo spirito chiediamo al Sindaco di Pisa di modificare la norma, non prevista dal DPCM governativo, per la quale i buoni spesa stanziati dal Governo nazionale vengano distribuiti solo ai residenti.”
Pisa è una città nella quale, fra studenti, lavoratori e famiglie, sono presenti diverse migliaia di persone non residenti, italiane e straniere, che seguendo questo criterio non possono ricevere questo tipo di assistenza; dal nostro punto di vista il criterio, meramente burocratico, della residenza
anagrafica è, in questo caso, certamente molto meno rilevante del bisogno di uomini, donne e bambini di poter mangiare. In un momento nel quale sia chi non riceve stipendi ma anche chi non li ha mai ricevuti, può sopravvivere solo grazie all’aiuto della collettività, crediamo che le Istituzioni
debbano dare questo forte segnale di vicinanza.
Già in un rapporto della Caritas pisana degli scorsi giorni si leggeva di situazioni, nell’intera provincia e non solo in città, di grande difficoltà di interi nuclei familiari senza alcun supporto istituzionale, proprio a causa del criterio della residenza; crediamo che il Comune di Pisa possa dare questo grande segnale di solidarietà, provando a guidare al cambiamento anche gli altri comuni che hanno applicato gli stessi criteri fino ad oggi
Proprio con le associazioni che si occupano da anni dell’assistenza alla marginalità”, proseguono Cardini e Passarelli, “crediamo, infine, che le Istituzioni debbano collaborare di più e meglio, proprio per definire nel miglior modo possibile i criteri di assistenza e di individuazione del bisogno, con la collaborazione di coloro che anche oggi, con grande sforzo, sono sul territorio a fornire servizi di questo tipo.”

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