Venerdì, 22 Ottobre 2021
Politica Putignano

Critiche all'aggiornamento del programma di mandato del sindaco Conti

"Tradizionalismo" e "mancanza di partecipazione legalizzata": propaganda o semplice incapacità di visione?

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Come appreso recentemente dalla stampa locale – Il Tirreno, edizione di giovedì 8.04.2021 - e dagli atti di pubblico dominio, la giunta comunale ha approvato l'aggiornamento del programma di mandato del Sindaco 2018-2023. Fra le molte misure preventivate per i prossimi due anni di governo, al paragrafo 6.2.13 (Sez. Attività e Sviluppo) si prevedono “incentivi a chi apre attività tradizionali” allo scopo di “favorire il ritorno di negozi di prossimità e di artigianato nel centro e in altri quartieri”. Tali affermazioni, per quanto appaiano ambiziose, esprimono a parer nostro un grande limite politico, e tradiscono inoltre alcune ambiguità di fondo. A questo proposito, occorre notare quanto di seguito: 1) anzitutto, si evocano incentivi e contributi per specifiche attività definite “tradizionali”, operando un discrimine su basi incerte, in quanto non è chiara la natura giuridica e commerciale di tale vocazione, né la consistenza (pur approssimativa) o i criteri di assegnazione di tali contributi; 2) si fa riferimento ad attività “tradizionali” - più che ad attività “locali” o “artigianali” - senza apparentemente considerare l’attuale conformazione socioeconomica del centro cittadino, e della città tutta, ormai lontana, per ragioni storiche ben note, da quella che si è conosciuta fino a circa quindici o venti anni fa; 3) nonostante un rapporto manifestamente assiduo con alcune realtà associative del commercio, negli ultimi due anni la giunta ha mostrato la propria attenzione ai problemi del centro storico attraverso misure prettamente estetiche (ad es. l’installazione delle fioriere in Borgo Stretto e via Oberdan), del tutto inadeguate allo scopo (ad es. L'installazione del cancello in via Sant’Orsola in funzione anti-crimine, poi rimosso), o, addirittura, del tutto opposte allo spirito di quanto auspicato oggi nel programma di mandato (un caso su tutti, la recente concessione all’apertura del supermercato in Largo Ciro Menotti, a scapito delle attività di prossimità); 4) si parla, infine, di “centro storico” in associazione ad “altri quartieri”, senza che questi siano specificati, mostrando una visione della città piuttosto confusa sotto molti punti di vista, e una consapevolezza molto scarsa delle diversità e peculiarità del tessuto urbano cittadino – elementi che, invece, dovrebbero costituire la base dell’attività di governo di un territorio, ed essere ben presenti in ogni affermazione dei suoi organi politici. A proposito del rapporto fra l’amministrazione e gli “altri quartieri” (così definiti quasi fossero una mera appendice del centro storico), al paragrafo 4.14.1 (Sez. Il Cittadino al centro), vi è un chiaro riferimento alla annosa questione dei Consigli Territoriali di Partecipazione, di cui è paventata una sommaria e fumosa riforma. Nonostante gli annunci fatti a più riprese dalla giunta comunale in merito ai CTP (in conseguenza delle numerose interpellanze del nostro gruppo consiliare, è bene sottolinearlo), ancora una volta l’amministrazione prende tempo, oltretutto ammettendo in questo modo una grave lacuna nella precedente versione del proprio programma. Tutto ciò non stupisce, ancor di più alla luce dell’ambiguo rapporto fra la giunta e alcuni comitati di quartiere, considerati ormai quali unici interlocutori riconosciuti nei territori. Questo metodo, all’apparenza costruttivo e inclusivo, rischia invece di divenire – a nostro parere – antidemocratico, dal momento che nessun controllo è operato (e legalmente operabile) dall'amministrazione su queste realtà de facto, che in alcuni casi sono espressione solamente di una ristretta minoranza di persone. Inoltre, è bene notare che un “comitato”, benché possa configurarsi come persona giuridica, può essere registrato all’agenzia delle entrate soltanto per fini meramente fiscali. Una realtà strutturata e operante sotto il controllo e l’egida dell’ente comunale, quale il CTP, offre ai cittadini delle garanzie (nonché dei servizi) che un comitato di quartiere, per quanto mosso da nobili intenzioni, non può offrire. Fra i territori di Putignano, Sant’Ermete, Riglione, Ospedaletto e Coltano ad esempio, la sede del CTP 3 (già circoscrizione), oltre ad essere luogo di scambio di idee e di opinioni fra i cittadini, rappresentava anche la sede di alcuni essenziali servizi decentrati, quali quelli anagrafici, nonché una sorta di “casa comune”, con un centro di ascolto psicologico utile sia per scopi educativi (ad esempio con l’attivazione di un percorso guidato alla sessualità) che per la soluzione di situazioni di disagio a disposizione della cittadinanza e delle realtà del terzo settore nei vari quartieri. Si trattava di un’opportunità, non certo un peso, come vorrebbe dare ad intendere l’attuale amministrazione, ormai non più esistente in realtà periferiche dove il fabbisogno di servizi è sempre più crescente anche a causa, ma non solo, delle conseguenze socioeconomiche della pandemia in corso. Ad ogni modo, da oltre due anni, il tema della partecipazione dei cittadini – soprattutto nei quartieri periferici, come il nostro – è affrontato in modo disattento, e anche un poco ambiguo. E questa postilla al programma, onestamente, non dissipa queste ambiguità, ma contribuisce a consolidarle. Sarebbe opportuno, per il bene di tutti, che il Comune, come fatto per il tema della navigabilità dell’Arno, organizzasse quanto prima un convengo anche su questi temi, coinvolgendo il più possibile la cittadinanza. Questo non per accontentare il Partito Democratico, ma per il bene superiore della nostra democrazia.

Matteo Nocchi, Segretario Circolo PD Putignano, Sant’Ermete, Ospedaletto, Coltano

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