Buoni spesa a Pisa: "Platea di beneficiari profondamente ridotta"

Diritti in Comune chiede all'Amministrazione Comunale di avviare un monitoraggio "dei bisogni e delle vulnerabilità della comunità" in modo da "raggiungere gli ultimi che sono spesso anche più invisibili"

Serve "un lavoro di monitoraggio della comunità e dei suoi bisogni", necessario per "raggiungere gli ultimi, che sono spesso anche più invisibili". E' la posizione di Diritti in Comune in relazione ai criteri di accesso stabiliti dal Comune di Pisa ai buoni spesa finanziati con i 400 milioni di euro stanziati dal Governo. Criteri che, secondo la forza politica "sono stati definiti in maniera selettiva, modificando profondamente la platea dei beneficiari e riducendo l'universalismo della misura".

"Serve inoltre un lavoro di monitoraggio e rilevazione della composizione sociale della comunità e dei suoi bisogni scrive in una nota Diritti in Comune - che né il Comune né la Società della Salute stanno svolgendo. Senza tale monitoraggio è impossibile raggiungere gli ultimi, che sono spesso anche più invisibili: i lavoratori a nero, i fruitori di pasti alle mense per i poveri, i senza fissa dimora, le persone senza carta d’identità, i rom, i migranti senza permesso di soggiorno. Serve una strategia per raggiungere questi soggetti (che in molti casi non hanno accesso al computer e allo smartphone) e organizzare risposte strutturali, come la costruzione e il coordinamento con le reti sociali. Altrimenti gli stessi servizi sociali, già largamente sotto-finanziati e ridotti all’osso, non sapranno neanche a chi rivolgere i loro interventi".

"L’Organizzazione Mondiale della Sanità - prosegue Diritti in Comune - ha più volte affermato che le politiche per la salute che raggiungono tutti i cittadini e cittadine, senza lasciare indietro nessuno, sono quelle che costano meno e sono, soprattutto, le uniche efficaci. L'equità nell'accesso, la riduzione delle disuguaglianze e l'economicità vanno di pari passo. Per questo stiamo lavorando, in questi giorni, a diffondere le informazioni per accedere ai buoni spesa, mettendoci in rete con tante altre esperienze che, come nel caso di Rebeldia e Africa Insieme, hanno provveduto alla traduzione delle istruzioni nelle principali lingue parlate nel territorio (cosa a cui avrebbe dovuto pensare il Comune)".

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Diritti in Comune ha inoltre avviato "un monitoraggio dei bisogni e delle vulnerabilità, in modo da raggiungere quanti sono privi dei più elementari mezzi di sussistenza ma non sono mai stati negli elenchi dei servizi sociali, secondo i nuovi profili che emergono dal recente rapporto Caritas. Chiediamo che questa attività di monitoraggio, accompagnata da misure di sburocratizzazione ed ulteriore semplificazione nella presentazione delle domande di aiuto, venga svolta dall’Amministrazione Comunale. Solo sulla base di una vera mappa dei fabbisogni sociali della città sarà possibile agire contro le vecchie e nuove povertà".

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