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Lunedì, 16 Maggio 2022
Elezioni 2018

Candidature Pd alle politiche: critici i consiglieri regionali Pieroni e Nardini

Non sono piaciuti ai due rappresentanti del PD la scelta ed il metodo delle candidature del proprio partito per le elezioni parlamentari del 4 marzo

Critiche, anche molto dure, nel merito e nel metodo. Le candidature promosse dal Partito Democratico per le elezioni politiche 2018 per la Toscana e l'area pisana non sono piaciute ai consiglieri regionali Andrea Pieroni e Francesca Nardini. Entrambe parlano di un criterio di "fedeltà" usato nelle nomine e di "distanza dai territori".

"La vicenda delle candidature in vista delle elezioni politiche del 4 marzo lascia piuttosto sconcertati. Specialmente a Pisa!" è il commento di Pieroni, che si chiede: "Possibile che nella città capoluogo della seconda provincia toscana, non ci sia stata la forza politica di assicurare la ricandidatura di Federico Gelli, parlamentare uscente, nonostante i due documenti a supporto della direzione provinciale? Possibile che non ci sia stata la volontà politica di proporre una candidatura forte ed autorevole dell'area pisana che potesse fare da traino anche in vista delle imminenti elezioni comunali? Mi chiedo poi con quale logica e con quali intenti si sia solo potuto pensare, al netto delle capacità e delle indiscusse doti personali, di candidare a Pisa colei che, rappresentando Toscana Aeroporti, avrebbe inevitabilmente alimentato e rinfocolato tensioni e polemiche su questioni tuttora aperte, come quelle delle esternalizzazioni e della vicenda sullo stazionamento dei pullman privati che collegano Pisa con Firenze".

Pieroni specifica che si tratta solo di un "ragionamento politico", riflessione che esprime dubbi in quanto per il consigliere c'è stato un "ulteriore arretramento dai territori, una crescente sordità verso le proposte delle comunità politiche locali, che devono essere invece il nerbo di una forza politica plurale e radicata". Ne esce "un Partito Democratico destinato a cambiare la propria radice genetica, trasformandosi da partito aperto, inclusivo, dialogante, plurale, a partito costruito ad immagine e somiglianza del capo, imperniato sui meccanismi di cooptazione e fedeltà. Oppure, come qualcuno dice e scrive, che il PD e la sua originaria natura diventino un intralcio ed un impiccio alle aspirazioni del leader, già pronto a costruire in Italia una sua personale prospettiva 'macroniana', magari passando attraverso un accordo parlamentare con Berlusconi. Non so se questo avverrà. Io auspico fermamente che ciò non accada perché il PD ha un senso nella misura in cui continui ad essere luogo privilegiato e fecondo di incontro e sintesi di varie e diverse storie e sensibilità politiche".

Anche più dura Alessandra Nardini sul suo profilo Facebook: "Mi corre l'obbligo di essere intellettualmente onesta verso tutte quelle compagne e quei compagni che in queste ore mi chiedono amareggiati un commento: lo spettacolo andato in scena per la composizione delle liste ? stato pessimo, indegno. Indegno rispetto alla grandezza e al rispetto che dovremmo avere verso le grandi tradizioni politiche da cui proveniamo e rispetto allo scopo ambizioso per cui abbiamo fondato il PD: riunire storie, sensibilità, percorsi diversi in un pluralismo che avrebbe dovuto farci sentire tutti a casa, tutti arricchiti dalle nostre 'diversità'. Invece si è agito usando esattamente il metro opposto: l'umiliazione della minoranza, di chi, sempre in maniera rispettosa, in questi mesi si era mostrato critico verso la linea della maggioranza (ad onor del vero di un pezzo della maggioranza, quello che ha gestito le liste, appunto)".

"La cosa più grave e amara - insiste la consigliera - è il metodo: territori inascoltati, candidature paracadutate non si sa con quale criterio, teste di giovani desiderosi di portare il proprio contributo tra i banchi del Parlamento e di figure preziose con una lunga storia di militanza alle spalle, tagliate senza un perché, alla 3 di notte.
Il grande rottamatore ha rottamato i giovani e il dissenso interno, sull'altare della fedeltà sono stati sacrificati le figure più critiche e quelle più indipendenti. Per non parlare solo della minoranza poi, aspetto ancora di sapere perché nel pisano, un territorio dove la scissione si è sentita (per usare un eufemismo!) e dove a primavera si vota in città, dopo aver perso 3 parlamentari uscenti su 4, si è deciso di far saltare anche il quarto, nonostante la sua candidatura fosse stata sostenuta con ben due documenti approvati dalla direzione provinciale. Anche dalla minoranza. Perché siamo persone rispettose, e chi ha lavorato bene e ha ben rappresentato un teritorio va sostenuto anche se ha posizioni congressuali diverse dalla nostra. Ma evidentemente l'aver lavorato bene non è più un valore. Nemmeno questo. Mi chiedo allora, cosa siamo diventati e che immagine diamo di noi".

"Il 5 marzo - conclude Nardini - dovremo aprire una seria discussione su chi siamo e dove vogliamo andare, su chi vogliamo rappresentare. Dobbiamo dircelo se il progetto PD vogliamo sia ancora quello originario, o se ? stato deciso di snaturarlo. Perché cosí, con questi metodi, stiamo dilapidando il nostro patrimonio culturale e politico. Così non si può piú andare avanti. Spero sia possibile ricostruire quel senso di comunità e quel campo largo e plurale di centrosinistra per cui ho deciso di fare politica, e che ora vedo minati".

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