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Elezioni a San Miniato: riflessioni della Sinistra San Miniato-Comunisti Uniti

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Per una manciata di voti non siamo riusciti ad entrare in consiglio comunale, nonostante domenica 25 maggio ben 807 cittadini abbiano scelto la nostra lista, Sinistra San Miniato-Comunisti Uniti. Ma quest’anno la soglia da superare per ottenere un consigliere era più alta, a causa delle nuove normative volute anche dal PD che restringono sempre più gli spazi democratici. Tuttavia pensiamo che questo risultato non sia da sottovalutare, visto il momento di crisi della sinistra e gli scarsi mezzi con cui abbiamo affrontato la campagna elettorale, nonché uno strano accanimento nei confronti della nostra lista: il culmine è stato raggiunto quando in piena competizione i nostri manifesti sono addirittura stati coperti da quelli del Comune. Una vicenda incredibile e di una gravità inaudita, riguardo alla quale stiamo aspettando l’esito delle indagini delle istituzioni preposte.

Vogliamo dire a chi ci ha votato e sostenuto che l’esperienza della lista Sinistra San Miniato non si ferma qui. Il nutrito gruppo di persone che si è aggregato in questi mesi continuerà a crescere e lavorare nel territorio per costruire un’alternativa di sinistra al Partito Democratico. La strada è quella giusta, le nostre battaglie sono sacrosante. In questi giorni abbiamo ricevuto numerose attestazioni di rinnovata fiducia e alcune adesioni di nuovi militanti. Nei prossimi cinque anni continueremo la nostra opposizione fuori dalle istituzioni. Sarà un’opposizione puntuale e implacabile, in continuità con le battaglie che abbiamo fatto e sostenuto sino ad adesso. Ci batteremo per un sistema fiscale più equo che salvaguardi le fasce più deboli, per un Comune più sano che riduca l’inquinamento e promuova stili di vita sostenibili, per la tutela e la difesa del lavoro. Come sempre ascolteremo i cittadini e proporremo soluzioni alternative a quelle di un partito che assume sempre più i contorni di un centro di potere con le sue continue guerre interne, come dimostrano anche le recenti lotte intestine per la conquista della poltrona di vicesindaca.

Noi siamo avulsi da queste logiche, dalla spasmodica corsa alle preferenze per la conquista di uno strapuntino di potere. Perseguiamo il cambiamento attraverso il lavoro collettivo e la cooperazione, e rifuggiamo i personalismi basati sull’immagine e la frenetica caccia al voto personale per scalzare il concorrente di lista. Sono per noi spettacoli aberranti. Un altro modo di far politica è possibile, anche a San Miniato. Il nostro gruppo di lavoro ne è la prova. Siamo certi che alle prossime elezioni comunali questo verrà riconosciuto e premiato.

Intanto notiamo che il sindaco non ha rinnovato il contratto al dirigente Ammannati: una nostra ottima idea, come tutti sanno. Noi, unici, avevamo promesso che sarebbe stato il primo atto che avremmo fatto se il nostro candidato fosse diventato sindaco, basta rileggersi i giornali. Siamo contenti che il sindaco ci copi, ma gli ricordiamo che insieme a quella proposta avevamo avanzato anche quella di un esposto contro la giunta per la gestione del rischio allagamenti a Roffia. Già che c’è può rubarci pure quest’idea, non ce la prenderemo.

Vorremmo infine commentare le parole del vescovo, o quantomeno a lui attribuite, apparse recentemente sulla stampa, parole con cui il prelato samminiatese si compiace della svolta centrista del PD. Chiediamo innanzitutto agli elettori di quel partito quale altro imprimatur aspettino per rendersi conto che quel partito ormai di sinistra non ha più nulla, assomigliando sempre più alla vecchia, disastrosa DC. Forse aspettano una bolla papale per capirlo? Ma il vescovo va più in là, e pare compiacersi per l’assenza della sinistra radicale in consiglio comunale e per le scelte moderate del partito di maggioranza. Quelle “scelte moderate” che in realtà è da un pezzo che dominano il PD, e che ad esempio a San miniato hanno portato il sindaco a guardarsi bene dal controllare la strana fiscalità della diocesi, i cui immobili affittati a scopi commerciali risulta che abbiano pagato cifre  stranamente basse prima di ICI e poi di IMU. Capiamo allora meglio perché qualcuno gioisca dell’assenza dei comunisti in Consiglio Comunale, essendo stati gli unici che hanno presentato interrogazioni sulla questione, clamorosamente liquidate dal sindaco con l’argomento che la diocesi ha troppe proprietà ed è impossibile controllarle tutte. Ma stia sereno Tardelli, continueremo ad accendere fari sul comportamento fiscale della sua diocesi. La sinistra radicale c’è e ne sentirà presto parlare.

Sinistra San Miniato-Comunisti Uniti

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