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Ballottaggio a Pisa: come funziona ed i possibili scenari

Il centrosinistra di Andrea Serfogli ed il centrodestra di Michele Conti sono molto vicini, per l'elezione del sindaco e la composizione del Consiglio Comunale peseranno le alleanze

E' finito il primo tempo delle elezioni amministrative 2018 di Pisa. Il prossimo 24 giugno ci sarà la seconda e decisiva frazione di gioco: a contendersi la vittoria saranno Andrea Serfogli per il centrosinistra e Michele Conti per il centrodestra. La partita sarà decisa probabilmente dal peso delle liste di partiti e movimenti civici che vorranno schierarsi, ufficialmente o con possibili 'ordini di scuderia'. Vediamo come funziona il meccanismo del ballottaggio ed i possibili scenari.

Come funziona il ballottaggio

Il primo turno si è chiuso senza che nessun candidato abbia raggiunto il 50%+1 delle preferenze, si è così aperta la fase del secondo turno. Di base per i due candidati ammessi al ballottaggio rimangono fermi i collegamenti con le liste per l'elezione del Consiglio dichiarati al primo turno. Oltre a questi se ne possono aggiungere altre. Questa possibilità si chiama 'affrancamento' ed è una scelta che può essere fatta entro 7 giorni dalla prima votazione. Incide sulla composizione del Consiglio e chiaramente è anche un messaggio politico rilevante.

Il voto potrà essere espresso mettendo una croce sul rettangolo contenente il nome del candidato sindaco. Vincerà chi prenderà il maggior numero di voti validi. In caso di parità di voti è eletto sindaco chi avrà conseguito la maggiore cifra elettorale complessiva, basata sul conto totale delle liste collegate al secondo turno. A parità di cifra elettorale è proclamato sindaco il candidato più anziano d'età.

Il secondo turno permette anche di capire l'esatta composizione del Consiglio Comunale. Nel caso in cui non sia raggiunto il 60% dei voti da uno dei due candidati, al vincitore saranno comunque assegnati il 60% dei seggi. Il numero di seggi alle liste, e quindi di consiglieri comunali di ciascuna di esse, sarà di conseguenza rivalutato in base a questo eventuale 'premio di maggioranza'. Non sono ammesse all'assegnazione dei seggi quelle liste che abbiano ottenuto al primo turno meno del 3% dei voti. Il primo turno conta anche per quanto riguarda le preferenze espresse sui singoli candidati consiglieri, in quando le stesse si addizionano alla cifra di lista: stabiliti i seggi per ciascuna lista si procederà all'assegnazione degli stessi ai consiglieri in ordine decrescente. 

Gli scenari

Il blocco del centrosinistra che sostiene Andrea Serfogli ha ottenuto il 33,03% con le sue liste (In lista per Pisa, Con Danti per Pisa, Pd, Riformisti), mentre quello del centrodestra di Michele Conti pesa per il 33,01% (Lega, Forza Italia, Nap-FdI). Un equilibrio praticamente perfetto, che potrà essere rotto in primis da un eventuale schieramento del Movimento 5 Stelle, che da solo pesa per il 9,83%. Come liste ci sono poi i poli di 'Diritti in Comune' di Auletta con il 7,63% (Ucic-Prc-Possibile), Raffaele Latrofa con 'Pisa nel cuore' al 6,25% e Veronese, che con le sue due liste si ritrova al 6,37%. Sinistra Italiana vale un 1,37%, mentre l'insieme della galassia Zippel vale un 1,63%. Chiudono il Partito Socialista (0,54%) e il Partito Comunista (0,32%).

Se si dovesse valutare l'elettorato potenziale, l'assonanza più diretta può esserci fra chi ha votato Latrofa e chi Conti. I rapporti fra le due formazioni non sono buoni, lo dimostrano i reciproci attacchi durante la campagna elettorale. L'essere però vicini sui temi potrebbe portare importanti quote di preferenze al candidato di centrodestra. Se non l'affrancamento ufficiale quindi, si può ipotizzare un'adesione comunque rilevante di questi votanti. Possibilità che appare più difficile per quanto riguarda invece 'Diritti in Comune' verso Serfogli. 

Al netto di queste considerazioni Conti potrebbe avere, sulla carta, un piccolo vantaggio rispetto Serfogli sul numero dei voti 'sicuri'. Fra questi potrebbero, come anticipato, esserci anche quelli dei 5 Stelle, in virtù dei riflessi della politica nazionale; resta residuale la loro componente 'delusi della sinistra, ma non di destra'. Di più difficile definizione potrebbe essere il ruolo di Veronese, che tuttavia in campagna elettorale ha comunque sostenuto la necessità di cambiamento col passato. E' la sinistra tutta ad essere chiamata a trovare convergenze. La partita resta aperta. 

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