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Martedì, 17 Maggio 2022
Politica

Fidejussioni tossiche, restano i dubbi: "La città pagherà negli anni"

Il consigliere comunale di Ucic-Prc commenta gli sviluppi dell'indagine del Comune evidenziando i punti critici a carico dell'amministrazione e degli imprenditori più coinvolti nella vicenda

Il Comune di Pisa è la vittima sicura dell'incertezza dovuta alle fidejussioni non idonee consegnate dagli imprenditori all'ente a garanzia degli obblighi assunti con varie convenzioni urbanistiche. L'indagine comunale ha evidenziato al momento 27 polizze 'carta traccia'. Con gli accertamenti ancora in corso c'è da capire le conseguenze dannose che ci sono per la città e di chi è la responsabilità politica ed amministrativa. E' questo ciò che si domanda Francesco Auletta, consigliere comunale di 'Una Città in Comune-Rifondazione Comunista', gruppo che per primo ha fatto emergere il caso il 28 ottobre scorso con riferimento iniziale alla Sviluppo Navicelli.

"Abbiamo scoperto il vaso di Pandora - commenta Auletta nella conferenza stampa di stamani - la relazione del Comune con i primi risultati dell'indagine mostra quanto purtroppo avevamo ragione, un vero sistema, dove parlano i dati. Su 27 casi poi 14 riguardano i tre grandi gruppi imprenditoriali di Bulgarella, Navicelli e Boccadarno. Su un varole totale di 14 milioni ben 10 sono a loro riferibili, grandi interventi che hanno cambiato il volto della città. Il caso pisano è gravissimo: i danni di tutto questo si vedranno negli anni, per quanto già i primi effetti si sono avuti per il centro di raccolta rifiuti in via del Gargalone".

Il danno potenziale delle fidejussioni vuote è infatti che con la non realizzazione di opere od obblighi, per qualsiasi ragione, e la non possibilità di escutere i soldi a garanzia per essi data la loro inefficacia, si verifichi la mancanza sia degli uni che degli altri. Con quindi nuovi costi: "La stazione ecologica già pagata e realizzata dal Comune e smontata per volere di Ikea nel 2012 doveva essere ricostruita dalla Navicelli. Nel 2014 i lavori erano ancora fermi, e nessuno ha mai controllato le fidejussioni. Poi il fallimento a maggio 2015, le verifiche tardive e lo stanziamento nella variazione di bilancio di altri 250mila euro per rifare i lavori. E questa è solo una parte. C'è da capire a che livello sono stati eseguiti i lavori in vari casi, come per i 3 milioni di opere dovuti sempre dalla Navicelli, la cui quantificazione è stata fatta ad occhio. I nodi verranno al pettine, anche se ora non sono evidenti".

Per verificare tutto lo sviluppo della vicenda in corso in questi mesi è stata votata ieri in consiglio comunale l'istituzione di una commissione d'indagine, proposta bocciata dalla maggioranza. "E' stata ritenuta 'strumentale e superflua'. Avevamo dato 30 giorni per verificare le responsabilità politiche e amministrative a partire dai dati della relazione, presentata peraltro prima alla stampa che ai consiglieri. Ancora una volta un atteggiamento di chiusura, quando su questo tema di gioca una grande partita, anche economica. L'obiettivo infatti, oltre la legalità dell'agire, è difendere l'imprenditoria sana che c'è in città".

Tornando infatti sugli aspetti della vicenda due sono i punti più critici secondo Ucic-Prc: l'assenza di controlli e il ruolo ricoperto dai 3 soggetti più coinvolti. "L'amministrazione, dal 2008 al 2015, non ha mai fatto alcun controllo sulle fidejussioni nonostante il loro grande importo e l'impatto delle opere sulla città. Non servono protocolli speciali da seguire, bastava una semplice visura camerale per verificare se le società che rilasciavano garanzie erano affidabili. A maggior ragione se, come dice l'amministrazione, i casi di abusivismo finanziario si sono moltiplicati dal 2008. Nel 2012 è stata rinnovata la fidejussione della Navicelli e nel 2013 è stata fatta quella Boccadarno. Mai una verifica, quando poi vediamo che il Comune di Seregno (interland milanese 45mila abitanti ndr) nel 2010 già aveva scoperto le falle della Union Credit (società finanziaria che ricorre nelle fidejussioni sia di Bulgarella che Navicelli)".

Sugli imprenditori Auletta afferma che "erano consapevoli del fatto che stavano chiedendo fidejussioni a società finanziarie, più deboli rispetto le banche. Questo perché c'erano meno costi e perché magari le banche non si fidavano date le tante notizie sulla stampa circa crisi aziendali e debiti. Gli imprenditori sapevano delle polizze carta straccia? Lo valutarà la magistratura penso. Certo è che ci sono punti oscuri, come il fatto che manchi la documentazione del coobbligato per la fidejussione Navicelli, aspetto a cura dell'imprenditore firmatario presentante la garanzia, senza la quale la polizza non è valida comunque, al di là della società farlocca; oppure Bulgarella che diceva di non aver mai sentito la Union Credit e invece la fidejussione per i Frati Bigi viene da lì. Su 17 garanzie di cui il Comune ha chiesto la presentazione di nuove fidejussioni nessuno ne ha presentate di nuove. C'è o no un problema?".

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