Giornata internazionale contro la povertà: 10 proposte per ridurre le disuguaglianze e riaffermare la giustizia sociale

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Il 17 ottobre ricorre la giornata internazionale contro la povertà, istituita dall’ONU nel 1992, in ricordo della manifestazione a piazza Trocadero a Parigi del 1987, quando 100mila persone accorsero a chiedere misure internazionali contro la miseria, in rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
In occasione di questa ricorrenza internazionale torniamo a chiedere con forza che le istituzioni ed in particolare gli enti locali, promuovano una politica territoriale che abbia come impegno prioritario la riduzione delle disuguaglianze e l’affermazione della giustizia sociale.

La Povertà non è solo una questione di reddito: la povertà è non avere la possibilità di esercitare il diritto di scelta sulla propria esistenza, né di decidere del proprio grado di istruzione, del proprio lavoro della propria salute, della propria cultura.

La pandemia ha fatto crescere la miseria, aggravato la distanza tra i privilegiati e chi vive sotto la soglia di povertà, ed ha prodotto maggiore esclusione. Le categorie più colpite, nei mesi del lockdown sono stati  gli invisibili: i lavoratori al nero e precari, i fruitori di pasti alle mense per i poveri, i senza dimora, le persone senza carta d’identità, i rom, i migranti senza permesso di soggiorno.

Non c’è più tempo: la guerra alla povertà deve essere al centro dell’agenda politica. L’Amministrazione Comunale deve condurre un’azione complessa e trasversale agli assessorati, senza ricorrerre alla propaganda ideologica e alla carità pelosa degli aiuti a pioggia, come ha fatto fin d’ora
Vogliamo proporre 10 proposte all’amministrazione e alla città , che vorremmo discutere con la cittadinanza attiva, con la comunità e con le reti sociali del nostro territorio.

1) Istituzione dell’Osservatorio Zonale contro l’Esclusione e le Disuguaglianze, destinato alla rilevazione dell’esclusione e delle nuove povertà, e alla rappresentazione, quartiere per quartiere dei fenomeni, delle criticità e delle risorse attuali e potenziali.
Chiediamo che il Comune di Pisa si attivi per finanziare un servizio che sia di respiro zonale: non si può ripetere quanto è accaduto durante la gestione dell’emergenza, in cui ogni comune ha agito in maniera disomogenea e confusionaria, sprecando energie e risorse. Deve essere un servizio stabile, che duri nel tempo, incardinato nel sistema dei servizi: non si può pensare a tirare a campare con finanziamenti spot ed incerti

2) Attuazione di politiche attive per l’accesso al lavoro per le persone svantaggiate: servono misure in grado di rendere autonome le persone che ora, con questo sistema assistenziale sono dipendenti cronici dagli aiuti pubblici. Negli anni scorsi sono stati attivati progetti di inserimento lavorativo con Fondi Europei, che sono costati centinaia di migliaia di euro: sono rimaste azioni isolate, che non hanno costruito un sistema per dare dignità ed autonomia alle persone svantaggiate, espulse dai circuiti del lavoro. Serve al contrario un servizio pubblico e stabile di orientamento, mediazione e accompagnamento all’occupazione rivolto a tutta la parte di cittadinanza vulnerabile .

3) Attuazione di Politiche abitative straordinarie per il contrasto alla povertà prevedendo il potenziamento del fondo per l’emergenza abitativa, il proseguimento per l’anno 2021 del blocco degli sfratti, il sostegno economico nelle situazioni di morosità incolpevole, la riduzione dei canoni degli affitti

4) Attuazione di politiche di contrasto alla povertà educativa. Come dice Chiara Saraceno, è molto rischioso sperimentare la povertà da ragazzi.
Noi riteniamo che il modo più efficace per intervenire sulle disuguaglianze sia agire sulle povertà con il focus dei minori, e rendere la città a misura di bambino e bambina con atti concreti. Per questo è necessario prevedere un forte coordinamento dei servizi che superi la costosa ed inefficace frammentazione degli interventi.
E’ necessario intervenire in maniera multidimensionale sulle famiglie fragili, convogliando in un unico progetto interventi educativi, sociali sanitari, culturali. Il primo obiettivo è quello che nessuno rimanga indietro rispetto all’istruzione: proponiamo un Fondo straordinario destinato al contrasto della dispersione scolastica ed in generale al sostegno mirato e multidimensionale alle famiglie in difficoltà .

5) Rafforzamento dei servizi territoriali con il superamento dell’attuale sistema dei servizi territoriali ; con l’esternalizzazione dell’intero comparto dei servizi sociali per gli adulti fragili e per i minori si è colpita la parte più povera della comunità. Oltre ad assistere ad una frammentazione impressionante delle competenze, tanto da mandare in soffitta il mito dell’integrazione sociosanitaria, chi accede ai servizi ha sperimentato continui turn over di assistenti sociali e una confusione pazzesca di riferimento in situazioni delicatissime che richiederebbero una decisa stabilità dei riferimento.

6) Noi proponiamo la diffusione, a partire dalle periferie, della mediazione di quartiere, che valorizzi il conflitto sociale e al contempo promuova la coesione a livello di caseggiato, condominio, quartiere. Per generare benessere è necessario rendere la comunità locale protagonista, potente e competente.

7) Previsione di un Fondo unico di contrasto alla povertà che comprenda le risorse e le misure a disposizione dell’ Amministrazione comunale: troppi aiuti a pioggia, troppi bonus,. Sprecare risorse solo per guadagnare il consenso di alcune categorie selezionate è una scelta scellerata. E’ necessario fare il contrario: unire le risorse e metterle a disposizione in maniera trasparente e partecipata delle persone in difficoltà della comunità.

8) Dotare il Tavolo di Contrasto alla Povertà di effettivo potere e centralità, aprendolo alla partecipazione di tutte le risorse della comunità: istituzioni, servizi e cittadinanza attiva. Deve dotarsi di competenze multiple e coinvolgere la Caritas Diocesana, le organizzazioni del terzo settore; i referenti dei servizi sociosanitari pubblici territoriali ; i referenti delle comunità straniere; le Organizzazioni Sindacali, con particolare riferimento alla rappresentanza del precariato e degli inquilini; gli Enti Religiosi impegnati nel contrasto alla povertà; il mondo della scuola e l’Osservatorio contro la dispersione scolastica; le Università e organizzazioni studentesche; l’Inps, il Garante dei diritti delle persone disabili, il Garante dei detenuti; il Presidente del comitato di partecipazione della SdS.

9) L’attivazione di un Centro per la Documentazione e la Ricerca per lo studio e la raccolta di buone prassi attivate sul territorio nazionale ed europeo, il reperimento di nuove risorse e la progettazione partecipata di misure innovative di contrasto alla povertà trasversali ai settori del Governo Locale.

10) Realizzazione del Profilo di Comunità all’interno del Piano Integrato di Salute. Abbiamo duramente criticato l’ultimo piano di salute, che da strumento di pianificazione territoriale partecipata, è diventato uno strumento vuoto ed inutile, un mero adempimento burocratico. Non si può governare un problema complesso senza una seria programmazione che usi le risorse in maniera efficace ed appropriata.

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