Giovedì, 17 Giugno 2021
Politica

Giovani Democratici su articolo 18 e precariato

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

"Si è chiusa con la tre giorni di Siena la fase congressuale dei Giovani Democratici, che ha visto la conferma del segretario uscente Fausto Raciti alla guida della più importante organizzazione politica giovanile italiana. Il congresso nazionale ha rappresentato l'ultima tappa di un percorso che in tutta Italia ha portata migliaia di giovani a discutere di politica vera, di diritti, Europa, immigrazione, sviluppo economico e soprattutto di lavoro.

Sì, di lavoro: quello vero, con la L maiuscola. Il lavoro da creare, da incentivare, il lavoro da tutelare ridando dignità a milioni di precari, disoccupati, cassintegrati, rassegnati; gli stessi che attendevano - ed attendono - con fiducia il varo di una riforma capace finalmente di rilanciare l'occupazione in questo Paese, e con essa tutto il sistema Italia.

Spiace quindi constatare - ma, ahimè, l'avevamo previsto - come la trattativa tra Governo e sindacati si sia arenata sull'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori: si discute, paradossalmente, e per l'ennesima volta, sulle modalità di licenziamento, piuttosto che sui problemi concreti dei lavoratori. L'esecutivo tecnico, sempre più allineato con in governi europei di centrodestra, appare bloccato sull'idea, fallace, secondo cui la modernità di un sistema giuslavoristico passi attraverso la diminuzione dei diritti dei lavoratori, nel caso di specie privando gli stessi del diritto alla reintegra in caso di licenziamenti ingiustificati per "motivi economici".

I Giovani Democratici, ed il PD tutto, si oppongono a tale progetto, in primo luogo per evidenti ragioni di giustizia: non si capisce perché, attestata l'illiceità del licenziamento, il giudice non possa disporre il reintegro del lavoratore, limitandosi a fissare un indennizzo. E' chiaro come questa situazione squilibri a favore della parte datoriale la natura del rapporto, considerando anche che sotto la veste delle "motivazioni economiche" si possono di fatto far rientrare ben altre tipologie di esuberi.

Si pongono tuttavia ulteriori questioni di metodo. Non è passata inosservata la c.d. svolta "thatcheriana" del premier Monti, il quale, di fronte ad una non scontata disponibilità dei sindacati, di concerto col ministro Fornero ha deciso di forzare la mano, accusando addirittura il Paese di non essere culturalmente pronto per accogliere la sua riforma. Bene, se dietro l'etichetta di "riforma" si cela uno svuotamento dei diritti dei lavoratori, siamo orgogliosi di non essere pronti.

Resta l'amaro in bocca per l'occasione persa, assieme alla speranza di apportare sostanziali modifiche in Parlamento durante l'esame del disegno di legge: un accordo, sulla base dell'ormai celebre "modello tedesco", era e rimane a portata di mano, e il PD si è fortemente impegnato in questo senso. Un accordo che dovrà incidere anche sul versante della flessibilità in entrata, sulla riduzione delle tipologie contrattuali, sull'incentivazione del contratto a tempo indeterminato a scapito di quello a termine.

Non si tratta, si badi bene, di una mera battaglia sindacale: il più importante partito italiano non può e non deve limitarsi a questo. Una riforma del mercato del lavoro davvero moderna, negli intendimenti del Partito Democratico, rappresenta un tassello di un nuovo modello di società, capace di portarci fuori dalla crisi e finalizzato a rimuovere quelle storture che hanno originato la crisi stessa.  Per far questo appare sempre più urgente la costruzione di una nuova Europa, diversa da quella che sta decidendo, ben poco democraticamente, il destino delle nostre economie, del nostro welfare, dei nostri diritti, sulla base dei vecchi schemi liberisti.

Certo,  non ci aspettiamo che Monti si faccia interprete di un nuovo europeismo democratico: spetta a noi, in stretta collaborazione con le altre sinistre europee, portare avanti questo progetto, una volta chiusa l'esperienza emergenziale dei tecnici.  Nel frattempo chiediamo a Monti una riforma del lavoro più equa, e lavoreremo per questo: non ci sembra di esagerare.


Esecutivo Provinciale Giovani Democratici Pisa

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