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I consiglieri regionali Pd nei centri di accoglienza: Andrea Pieroni a San Romano

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Romaine  ha 33 anni ed è arrivata in Italia nell’Ottobre 2014. Costretta a lasciare il suo paese, la Costa d’Avorio perché perseguitata dal suo governo, è salita su un barcone insieme a tanti altri, uomini e donne, in fuga da guerre, persecuzioni e fame per approdare sulle coste della Sicilia.

Circa un mese dopo viene trasferita a Montopoli val d’Arno dove è stata ospitata fin da subito presso il Centro d’Accoglienza di San Romano, nel Convento dei Frati Minori, una delle strutture gestite dalla Cooperativa “La Pietra d’angolo”. Nei primi mesi ha avuto modo di accedere ai servizi di prima accoglienza, ossia l’assistenza sanitaria e l’assistenza legale, ai percorsi di orientamento al territorio e ai suoi servizi. Ha seguito i corsi di lingua italiana insieme agli altri ospiti della struttura d’accoglienza.

“Ho lasciato la mia terra con grande dolore – racconta Romaine – ma qui ho trovato persone che mi stanno aiutando, sto cercando di imparare l’italiano e sto lavorando come volontaria in una lavanderia del posto”.

Non potendo lavorare per i primi sei mesi, perché richiedente asilo politico, questa ragazza ha chiesto di poter partecipare ad attività di volontariato seguite dalla cooperativa. Romaine infatti lavora come volontaria presso la lavanderia “Acquachiara” una struttura solidale gestita dalla Cooperativa “Lo Spigolo”.  Romaine ha ottenuto il permesso di soggiorno per richiedente asilo poco meno di un mese fa, un evento grazie al quale è stata inserita in un progetto di orientamento, per la ricerca di un lavoro, che inizierà tra pochi giorni.

“Un paese civile e maturo non può non aprire le porte a chi bussa fuggendo da situazioni di guerra e di terrore. Ce lo impongono i principi di solidarietà internazionale oltreché l’articolo 10 della Costituzione Italiana. In Toscana abbiamo tradotto tutto ciò secondo il principio di un’accoglienza diffusa, più a dimensione umana perché abbiamo di fronte persone, non numeri, che meritano di essere conosciute ed ascoltate; persone che, nel tempo che stanno con noi, vogliono rendersi utili e collaborare ai bisogni delle comunità che le ospitano. In questo le istituzioni non sono sole perché possono contare sulla straordinaria offerta del mondo dell’associazionismo e del volontariato. I fenomeni migratori a cui stiamo assistendo sono un fatto epocale e di lungo periodo, per cui è necessario adottare politiche strutturali e lungimiranti. Inoltre è fondamentale tornare a lavorare sul versante della Cooperazione Internazionale per curare condizioni di vero sviluppo – economico e civile – nei paesi di provenienza”

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