Politica

L’onta dei fanghi e l’onda lunga della consapevolezza

Peccioli, la Valdera e lo spandimento di fanghi

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

È davvero triste constatare come l'interesse pubblico per questioni che ci toccano così da vicino come il cibo, la salute e l'ambiente, si risvegli tanto prepotentemente solo di fronte a notizie di cronaca eclatanti come quelle di queste settimane. Ma ancor più triste sarebbe lasciar scorrere l'ondata dell'indignazione popolare, vederla infrangersi contro gli scogli di una Legge purtroppo inadeguata, attendere che si plachi nella risacca del lungo iter giudiziario, fino a disperdersi in una spuma diffusa di oblio e rassegnazione generale.

Il tema vero di oggi non è, non deve essere, la caccia al colpevole fine a se stessa. Ma nemmeno può essere lo sforzo di mettere tutto in sordina in nome di una difesa astratta e tardiva dell'interesse economico e del prestigio del nostro territorio. Esiste un problema, un problema serio, e non sarà il maldestro tentativo di spazzare la polvere sotto il tappeto ad aiutarci a superarlo.

La domanda vera che ognuno di noi, abitanti della Valdera e in particolare cittadini del comune di Peccioli, deve farsi è: lo spandimento di fanghi in agricoltura è davvero compatibile con l'alto valore ambientale espresso dal nostro territorio e con le sue potenzialità economico-turistiche? Cosa ne guadagna la nostra comunità e a fronte di quali rischi?

Indipendentemente dagli illeciti più gravi, sui quali le autorità giudiziarie stanno indagando e per i quali - nel migliore dei casi - avremo un responso definitivo fra parecchi anni, come si poteva pensare che il concime regalato potesse avere la medesima qualità di quello comprato? Come ci si spiegava il fatto che chi ti regala questo "concime" venisse per giunta a spandertelo, magari di notte, ad ararti il terreno, e ti pagasse (profumatamente) per averti reso un simile favore?

E, per chi fosse un minimo attento e avesse avuto l'accortezza di fare una banalissima ricerca sull'identità di chi gestiva una parte di questo business, come ci si poteva fidare di corruttori, bancarottieri, frodatori dello Stato, i cui nomi figuravano addirittura nei verbali della DDA di Napoli in relazione ai traffici illeciti di rifiuti pericolosi per conto della Camorra?

E non parliamo tanto degli agricoltori più sprovveduti, ma di chi il mondo dei rifiuti lo conosce bene, delle società - spesso pubblico-private - che gestivano (e gestiscono) i depuratori dei reflui urbani e industriali, e che non disdegnavano di affidare a simili personaggi lo smaltimento a basso costo dei fanghi di scarto. Parliamo delle autorità competenti che per anni hanno rilasciato centinaia di autorizzazioni, i cui funzionari - intercettati dai NOE - suggerivano ai Del Carlo come rispondere alle contestazioni mosse loro da quegli stessi uffici. Parliamo di un sistema intero, politico-affaristico, che per decenni (decenni!) non ha visto ciò che era sotto gli occhi di tutti.

Non è una colpa, si badi bene, la cecità. Nessun tribunale imputerà mai ad alcun politico, dirigente o funzionario che sia, la disattenzione. Ma ciascuno di noi, ciascuna goccia d'acqua nel mare odierno dell'indignazione, ha il dovere di fare tesoro di questa folata di vento e mantenere alta la guardia per il futuro. Ha il dovere di informarsi, la facoltà di soffermarsi a riflettere, il potere di fare delle scelte come consumatore. Ha infine la possibilità di contribuire a dettare le linee generali dello sviluppo del proprio territorio come elettore e il diritto, come cittadino, di pretendere che queste linee convergano verso l'interesse generale.

Non sarà un'ondata di indignazione a coprire l'onta dei fanghi, ma l'onda lunga della consapevolezza.


 

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