Mascherine agli studenti: "Per la destra i fuorisede hanno meno diritto alla salute dei residenti"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Le modalità scelte dall'Amministrazione comunale per la distribuzione delle mascherine agli studenti e alle studentesse fuorisede rimaste a Pisa durante l'epidemia di Covid-19 confermano nuovamente la considerazione riservata dalla giunta leghista a chi viene a studiare in questa città: un corpo estraneo, di cui non occuparsi, utile solo per l'elargizione di denaro tramite gli affitti troppo spesso in nero. Poco vale il contributo sociale e culturale di una comunità universitaria attirata da tre Università, poco importa considerare gli studenti e le studentesse come un polmone di questa città.
In una prima fase, il Comune ha deciso di non considerare la popolazione non residente a Pisa tra coloro ai quali garantire DPI, dispositivi di protezioni individuali necessari a tutelare la salute - propria e altrui - e ad impedire i contagi. In un secondo momento, grazie allo sforzo dell'Università di Pisa, ha ricevuto gli elenchi dei nominativi e delle abitazioni degli studenti e delle studentesse: sarebbe bastato aggiungerli alle consegne che già veniva effettuato al domicilio per i residenti.
Al contrario, l'Amministrazione ha stabilito, in barba alle indicazioni del DSU e dei decreti che regolamentano il distanziamento sociale, di convocare gli studenti e le studentesse fuori sede presso il palazzo comunale per scaglioni in base al cognome. Una convocazione peraltro tardiva, in modalità difficilmente fruibili dagli studenti e dalle studentesse.
Ma non bisogna "stare a casa" perché "andrà tutto bene"? Non a Pisa, non per gli studenti e le studentesse costretti in lunghe file e ad inevitabili assembramenti per dotarsi della tanto sospirata mascherina. Come si immagina possibile venire incontro a 4000 richieste in 4 giorni?
Tutto questo avviene, inoltre, dopo giorni di lamentele e segnalazioni da parte delle e dei fuorisede per vedersi riconoscere un diritto sacrosanto che il Sindaco - per esercitare correttamente e a pieno le proprie funzioni, anche di autorità sanitaria - avrebbe dovuto preoccuparsi di garantire senza alcuna  sollecitazione, facendosi semmai parte attiva con l'Università e i corpi volontari di protezione civile.
Chiediamo che nei primi giorni della prossima settimana il sindaco renda pubblici i dati della reale affluenza degli studenti e delle studentesse che abbiano scelto di recarsi in comune nonostante le condizioni assolutamente non dignitose che sono state loro riservate. Se insufficienti, l'Amministrazione si faccia carico delle proprie responsabilità e provveda a distribuire presso i domicili le mascherine non ritirate. Siamo di fronte ad una scelta una modalità illogica, inutilmente macchinosa e pericolosa sia per gli e le fuorisede, che per il personale addetto a questa distribuzione.
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