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Il comune di Pisa intitolerà una strada della città alla foiba di Basovizza

Approvata all'unanimità dal Consiglio Comunale la mozione presentata da Nap-FdI che chiede anche di riconoscere la foiba come patrimonio dell'umanità Unesco

Riconoscere la foiba di Basovizza come patrimonio dell’umanità dell’Unesco e intitolare una strada o una via cittadina a "questo simbolo della storia nazionale". E' quanto chiede una mozione presentata da Nap-Fdi nel corso dell'ultima seduta del Consiglio Comunale di Pisa e votata all'unanimità dall'assemblea. 

"Tutti dovrebbero sapere cosa è la foiba di Basovizza - afferma il capogruppo di Nap-FdI, Maurizio Nerini - che si trova nel comune di Trieste: non è una cavità naturale ma un pozzo minerario, un 'inghiottitoio' che dal maggio del 1945 fu un luogo di esecuzioni sommarie per prigionieri, militari e civili, da parte dei partigiani comunisti di Tito. Un simbolo che il Presidente della Repubblica Scalfaro ha dichiarato monumento nazionale nel settembre 1992 e dove il 10 febbraio 2007 è stato ufficialmente inaugurato il nuovo sacrario in onore dei martiri delle foibe".

La mozione votata dal consiglio comunale impegna il Sindaco e la giunta: ad attivarsi presso il Governo e presso il Parlamento Europeo affinché questo luogo di dolore e teatro di esecuzioni sommarie sia tutelato dall’Unesco come 'Patrimonio dell’Umanità'; a intitolare una via o una piazza di Pisa a questo simbolo della storia nazionale; a provvedere, per la Giornata del Ricordo 2019, oltre alle tradizionali iniziative, un incontro aperto alla comunità cittadina per far conoscere il monumento in oggetto e sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica sul tema delle foibe; a provvedere ad divulgazione capillare in tutte le scuole del Comune di Pisa della tematica delle foibe.

"Prendiamo atto - conclude Nerini - che Pisa il Comune di Pisa ha intitolato una rotatoria ai Martiri delle Foibe, a Porta a Lucca, che spesso in questi anni è stata oggetto di atti di vandalismo di matrice politica. Per noi esiste l'esigenza di superare storiche contrapposizioni che ancora oggi non permettono una responsabile presa d'atto della storia e impediscono la creazione di una memoria non solo nazionale, ma anche cittadina, comune e condivisa".

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