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Controllo su appalti e tutela dei lavoratori: mozione Ucic-Prc per un protocollo d'intesa

L'atto di indirizzo proposto chiede l'istituzione di un monitoraggio per prevenire esuberi, un'analisi dei costi utile a re-internalizzare i servizi ed un sistema di tutele certe nei passaggi di appalto, escludendo l'applicazione del Jobs Act

Si discuterà nel prossimo Consiglio Comunale un progetto a cui la lista Una Città in Comune-Rifondazione Comunista tiene molto e lavora da tempo, riguardante l'uso sempre più diffuso degli appalti e le correlate necessità di tutela dei lavoratori. Si tratta di una mozione che cercherà di indirizzare l'assemblea verso la stipula di un protocollo d'intesa fra enti istituzionali al fine di meglio verificare criteri e risultati degli appalti in essere, con un ripensamento dello strumento contrattuale: obiettivo della formazione politica è infatti quello di far tornare il Comune ad eseguire in via diretta i servizi, senza affidarsi a terze parti.

"E' da un anno e mezzo - ha spiegato in conferenza stampa Francesco Auletta (Ucic) - che portiamo avanti questa proposta, sarà importante vedere come sarà accolta dalle altre opposizioni e dalla stessa maggioranza. Nei 5 anni della nostra esperienza abbiamo seguito tante vertenze: spesso il problema è stata la mancanza di uno strumento politico per intervenire. E di problemi ce ne sono, come il non rispetto del principio del pari mansioni-pari salario, dove chi è sotto un appalto guadagna meno di chi ha un contratto stabile. I Comuni possono intervenire su questo: stipulando accordi. E sarebbe bene si facesse, in quanto il Comune è lui stesso un datore di lavoro, e dovrebbe agire in modo corretto sia direttamente che indirettamente".

"I lavoratori degli appalti - ha proseguito Federico Oliveri (Rifondazione Comunista) - sono i più deboli, stretti fra periodici cambi di proprietà e relative perdite di diritti e del lavoro stesso. Senza contare i livelli più bassi di sicurezza e salute. La pratica più nota è quella del massimo ribasso d'asta, dove sia nel privato che nel pubblico vince chi offre di meno: è evidente che quei soldi 'risparmiati' da qualche parte si tolgono, ed è ai dipendenti. Nel pubblico, per tagli governativi e vincoli di bilancio, non si può assumere direttamente: è un modello inaccettabile".

Ecco quindi le tre proposte contenute nel protocollo proposto: costituire un monitoraggio di tutti gli appalti comunali in essere, in modo da poter controllare i casi a rischio per i lavoratori; portare avanti uno studio di costi e risultati, nell'ottica di valutare i servizi con l'obiettivo di re-internalizzarli, per riottenere gestione e responsabilità. "Con il Jobs Act del 2015 - ha sottolineato Oliveri - con il cambio di appalto c'è interruzione del rapporto di lavoro, con il passaggio al contratto a tutele crescenti, così si perde anzianità di servizio e l'applicazione del vecchio articolo 18. La terza battaglia quindi è quella di far stipulare fra gli enti pubblici ed i soggetti terzi la non applicazione della nuova normativa del Jobs Act, con l'introduzione il più possibile vincolata delle 'clausole sociali', che con il nuovo codice appalti sono solo facoltative, cioè quelle previsioni che garantiscono continuità occupazionale e redditi nei cambi di appalto".

Un piano possibile e necessario, come sottolinea il candidato alle elezioni politiche per Potere al Popolo Sandro Giacomelli (collegio uninominale Senato), sindacalista Cobas: "Negli anni '90 c'era questo tipo di accordo fra Prefettura, Direzione Territoriale del Lavoro, enti pubblici e sindacati. Poi ci furono problemi e saltò, però è chiaro che è possibile ed anzi si deve arginare il fenomeno degli appalti. Un fenomeno complesso, dove però è nota la presenza della corruzione, e tutti i problemi che abbiamo menzionato finora".

Giacomelli fa un esempio di come sia possibile fare accordi favorevoli per i lavoratori: "Ieri sera si è chiusa la trattativa per il cambio di appalto del servizio facchinaggio e pulizia all'aeroporto di Pisa. La vecchia Ati (associazione temporanea di imprese, ndr) è rimasta la stessa, ma è uscita la Cooplat, mentre sono rimaste Manutencoop, che si occupa dello scalo fiorentino, e la CFT. I lavoratori del settore di Cooplat sono stati licenziati dall'azienda, ma siamo riusciti a far riassorbire i dipendenti da CFT senza far applicare il Jobs Acts, con quindi inserito il vecchio articolo 18. Si parla di circa 70 dipendenti".

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