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'Non Una di Meno' di Pisa: "Ci sia dialogo e non l'uso della forza"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Visti i fatti occorsi la sera dell'8 giugno nella caserma di via Tirreno a Torino, dentro la quale è stata percossa e offesa verbalmente una ragazza di 19 anni, Maya; quella sera decise di non passare a testa bassa davanti a un controllo su dei migranti e rimase a guardare cosa stava accadendo. Le forze dell'ordine l'hanno fermata, costretta con la forza a salire sulla volante e l'hanno condotta in caserma. Qui l'hanno offesa per il suo attivismo No Tav e in difesa delle famiglie in emergenza abitativa, l'hanno presa a pugni e l'hanno perquisita su tutto il corpo. È stata rilasciata alle quattro del mattino con una denuncia per violenza, resistenza, oltraggio e porto d'armi (nel marsupio aveva 7 chiodini da muro!).

Visti i precedenti episodi di violenza da parte delle forze dell'ordine ai danni di donne appartenenti al movimento No Tav e ai movimenti per i diritti sociali, e alle donne tutte; visti i recenti arresti dei carabinieri della provincia di Massa Carrara di cui leggiamo in questi giorni sui giornali, accusati di lesioni personali, violenza e abusi ai danni di prostitute, clochard e migranti. Tutto questo accedeva dentro le caserme e durante l'orario di servizio.

Vista la violenza con cui vengono trattati i movimenti femministi e sociali in questa città e in tutto il Paese; abbiamo visto in opera la nuova divisione Amministrativa, Sociale e Immigrazione della Questura di Pisa durante lo sgombero della Limonaia-Zona Rosa e della Mala Servanen Jin nel quale diverse donne sono state chiamate "puttane", caricate e ferite dalle forze dell'ordine, e più volte gli è stato intimato di "stare zitte" di fronte a una dimostrazione pacifica del dissenso. Crediamo che le istituzioni nazionali e cittadine (questure, prefetture e comuni) che utilizzano le forze dell'ordine per "prevenire" e "contrastare" la violenza di genere, trattandola in maniera solamente emergenziale e securitaria, non ne riconoscano i caratteri sociali e politici che ne garantiscono la diffusione. È questo il caso del codice rosa e della legge n.93/2013. Tutto questo è ora aggravato dal decreto Minniti-Orlando che conferisce anche ai sindaci il potere di agire repressione e “confino urbano” alle marginalità sociali.

La lotta alla violenza sulle donne (fisica, psicologica, sessuale, istituzionale, sociale, etc.) portata avanti dalle istituzioni non appare tanto come contrasto alla violenza in quanto tale, ma piuttosto come una contesa sulla titolarità della violenza stessa. Per questo la violenza che si consuma nelle caserme, nei CIE, nelle aule di tribunale, dentro le istituzioni, nel linguaggio, nei media, e nelle piazze non può essere considerata episodica e attribuibile a delle "mele marce".

La rete Non Una di Meno

Chiede che gli organi politici prendano posizione sui fatti occorsi e non deleghino tutte le problematiche sociali a questioni di ordine pubblico ma instaurino un dialogo costruttivo con le istanze sociali e politiche cittadine; chiede ai dirigenti delle forze dell'ordine di non utilizzare metodi violenti, arroganti e discriminatori, in ulteriore crescita dopo l'emanazione del decreto Minniti-Orlando, e di rimandare alla politica l'impegno nella gestione delle istanze sociali e politiche. Di conseguenza chiede anche che non si intervenga manu militari per sgomberare gli stabili in via Garibaldi e Vicolo dei Ruschi ma si prema per l'apertura di un confronto politico sulle istanze rappresentate da questi spazi.

Rete cittadina Non una di Meno Pisa

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