Domenica, 26 Settembre 2021
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Nuove Province, Pieroni: "Legge confusa e sbagliata"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

"Prendo atto che tutti oggi riconoscono che la legge di riordino delle Province è un testo confuso e sbagliato, che crea più problemi di quanti ne risolva. Ci fa piacere questa attenzione, ma analoga attenzione sarebbe stata necessaria quando il percorso è partito con il decreto legge 201 del 6 dicembre 2011, con il quale di fatto si è sancito lo svuotamento sostanziale del ruolo delle Province, un ruolo che si sostanzia solo lasciando alle stesse funzioni e competenze rilevanti per la crescita e lo sviluppo dei territori. E' stato in quel momento che le Province toscane si sono mobilitate per chiedere alla Regione che si facesse ricorso alla Corte Costituzionale per rimediare a vizi di incostituzionalità della norma. Già il 30 gennaio scorso, come UPI Toscana, chiedemmo al Consiglio delle Autonomie Locali di proporre alla Giunta regionale Toscana di porre la questione di legittimità costituzionale sull'art. 23 del Decreto Legge 201, nel frattempo convertito in legge.

Il 14 febbraio 2012 il Consiglio delle Autonomie Locali approvò, non senza qualche distinguo, la proposta delle Province, ma la Regione Toscana decise di non presentare ricorso, così come invece hanno fatto altre Regioni. Tutto ciò perché le Province, a differenza delle Regioni, non possono direttamente proporre ricorsi alla Corte Costituzionale. La Consulta si esprimerà il 6 novembre prossimo e fra le varie eccezioni poste l'auspicio è che si rimedi al fatto che un ente previsto dalla Costituzione venga privato dell'elezione diretta dei propri organi. La questione del capoluogo, che la legge definisce in maniera secondo me incoerente e impropria, è certamente rilevante. Se il criterio doveva essere quello della popolazione, allora si sarebbe dovuto assumere il dato della Provincia più popolosa per attribuire la qualifica di capoluogo.

Il fatto che Pisa tra le città della costa sia la realtà più significativa e rilevante è indubbio, per cui gli spazi di discussione per far valere questo status oggettivo, vanno utilizzati e percorsi fino in fondo, a partire dalla possibilità - prevista dalla legge, ma di difficile attuazione - di diversi accordi tra le città capoluogo, per finire al Parlamento, l'unico che ha il potere di modificare una legge vigente. In conclusione, per modificare la norma che definisce il capoluogo, non potendo la Provincia di Pisa agire direttamente nei confronti della Corte Costituzionale, occorre fare leva sulla Regione per un eventuale ricorso e sui Parlamentari. E' su questi due percorsi che il mio impegno è stato e sarà massimo e sicuramente è importante il ruolo che stanno assumendo insieme agli Enti Locali il mondo associativo e la società civile".

Andrea Pieroni
presidente Provincia Pisa

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