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Officine Garibaldi, Ucic-Prc: "Stravolto il progetto, ora la Provincia tratta con l'Università"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Si fanno sempre più insistenti le voci sul futuro delle Officine di Porta Garibaldi. L'edificio costruito in via Gioberti e collaudato da cinque mesi sembra essere oggetto di una trattativa tra la Provincia (oggi coincidente con il Comune) e l'Università di Pisa.
Progettate come polo polifunzionale destinato a funzioni interculturali e sociali e successivamente anche con funzioni turistiche, le Officine Garibaldi avrebbero dovuto accogliere, tra l'altro, la Biblioteca Provinciale, la Biblioteca Serantini e il Centro Nord-Sud.

L'edificio è costato circa 8 milioni di euro, di cui € 3.700.000 provenienti direttamente dalla Provincia. Oggi però con la Legge Delrio la cultura non è più funzione fondamentale delle Province e né la Regione Toscana né il Comune di Pisa vogliono farsene carico. Le trattative con l'Università prevedrebbero una cessione in comodato d'uso gratuito decennale, senza oneri per la Provincia, cessione che garantirebbe la conservazione e la disponibilità del patrimonio della Biblioteca provinciale e una sala studio aperta alla cittadinanza, destinando tuttavia tutto il resto dell'edificio all'Ateneo. Se così fosse restano fuori dal progetto la Biblioteca Serantini e le altre istituzioni che avrebbero dovuto trovar casa nelle Officine.

Inoltre l'edifico ha ottenuto i finanziamenti in virtù di un vincolo di destinazione d’uso per attività sociale e turistica della durata di cinque anni, perciò nulla vieta a chiunque lo prenda in comodato d'uso (o in altra forma) di cambiarne la destinazione allo scadere dei cinque anni.

Alla luce di quanto sta accadendo non possiamo non ribadire la mancanza di una politica culturale cittadina e la necessità che Comune e Regione si facciano carico delle Officine di Porta Garibaldi per ottemperare la destinazione nella sua pienezza, perché gli 8 milioni di soldi pubblici devono tornare alla comunità pisana nel suo complesso e perché il quartiere di Cisanello e i suoi abitanti non rischino la perdita di un importante spazio di socializzazione e cultura.

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