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Rifondazione Comunista spiega le ragioni del "No Monti day"

Rifondazione Comunista è tra i partiti organizzatori del NO MONTI DAY, la manifestazione nazionale organizzata il 27 ottobre a Roma da numerose forze sociali e politiche della sinistra di alternativa

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Sabato 27 ottobre Rifondazione Comunista sarà a Roma, insieme a tante altre forze politiche e sindacali della sinistra di alternativa, per la manifestazione nazionale del NO MONTI DAY. Tutta l'opposizione sociale del paese è chiamata in piazza contro la linea del "rigore" portata avanti dall'attuale governo, ma già scritta per qualsiasi governo futuro che non metta in discussione l'agenda Monti.

Scendiamo in piazza innanzitutto per denunciare quello che le televisioni di regime non dicono, ossia che il governo ha fallito. Da quando si è insediato ha rappresentato esclusivamente gli interessi della finanza internazionale, della grande industria e della Banca Centrale Europea contro gli interessi della maggioranza della popolazione. Come conseguenza prevedibile la crisi in Italia si è aggravata. La disoccupazione, specialmente tra i più giovani, è aumentata fino a superare il 30%; la produzione industriale ed i consumi sono ai minimi da decenni; la bolletta energetica è cresciuta; il debito dello Stato nonostante i pesanti tagli alla spesa sociale è salito, anche a causa della speculazione finanziaria che ha aumentato gli interessi da pagare sui buoni del tesoro.

Col sostegno del PD, del PDL e dei partiti di Centro, il governo Monti ha risposto alla crisi con misure anti-sociali. Ha compresso ulteriormente salari e potere d'acquisto, col blocco degli scatti stipendiali nel settore pubblico, l'introduzione dell'IMU sulla prima casa a prescindere dal reddito e ora l'aumento dell'IVA ed il taglio delle detrazioni fiscali. Ha ridotto i diritti dei lavoratori, rendendoli sempre più ricattabili e licenziabili anche senza giusta causa; ha aumentato l'età pensionabile ed ha aperto per centinaia di migliaia di persone, i cosiddetti "esodati", il rischio di restare senza lavoro e senza pensione; ha tagliato risorse alla sanità ed alla scuola pubblica, finanziando quella privata soprattutto cattolica; ha tagliato i trasferimenti agli enti locali con pesanti ricadute sul sociale, sui trasporti, sui servizi. L'origine di queste politiche sta l'accettazione passiva dei nuovi trattati europei, tra cui il Fiscal Compact, che costringono il nostro paese ad un rientro dal debito a tappe forzate con "leggi di stabilità" contenenti tagli o nuove tasse per un totale di 40 miliardi di euro l'anno.

Queste politiche economiche hanno devastato la Grecia e rischiano di devastare anche l'Italia. Il NO MONTI DAY serve a dire che un'alternativa è possibile, a patto di modificare radicalmente il modello di sviluppo dominante. Si tratta di mettere al centro la creazione di occupazione buona e sostenibile, ossia compatibile con i limiti delle risorse e intrecciata con la tutela dell'ambiente, della salute e dei beni comuni. Si tratta di ripristinare e di estendere i diritti del lavoro e la democrazia nei luoghi di lavoro e nella società tutta. Si tratta di recuperare risorse dal taglio drastico delle spese militari, dall'interruzione di "grandi opere" inutili e dannose come il TAV, e dall'introduzione di una vera tassa patrimoniale sui redditi più alti e sulle rendite finanziarie: si potranno così finanziare forme universali di reddito di base e si potrà investire in formazione, ricerca e innovazione.

Il NO MONTI DAY vuole provare a unificare le diverse lotte in corso, dai precari della scuola agli studenti, dai lavoratori ricattati a quelli in cassa integrazione o disoccupati, dai disabili ai pensionati al minimo, dalle battaglie per la difesa dei territori alle esperienze di riappropriazione degli spazi sociali e culturali. La manifestazione del 27 ottobre è solo un momento di passaggio verso la ricostruzione di una valida alternativa di sinistra all'agenda Monti ed alle politiche neo-liberiste europee, capace di connettere le lotte locali alle mobilitazioni che stanno attraversando la Grecia, il Portogallo, la Spagna, la Francia. La manifestazione si concluderà in Piazza San Giovanni con una grande assemblea pubblica, in cui si discuteremo di come dare continuità a questa giornata di lotta. La nostra principale proposta sarà l'organizzazione anche in Italia dello sciopero generale europeo, già lanciato per il prossimo 14 novembre in altri paesi. Se non ora, quando?

 

Federico Oliveri
C
oordinatore cittadino Rifondazione Comunista Pisa

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