Venerdì, 25 Giugno 2021
Politica

Regolamento attività alimentari: "Il Comune di Pisa ha perso al Tar, adegui la norma"

Pd, M5S e Diritti in Comune ripercorrono il caso delle disposizioni sugli orari di apertura impugnate dagli esercenti nell'estate 2019

Era il tema della regolamentazione della movida, prima del Coronavirus. Ora il problema si ripresenta: le minoranze consiliari Pd, M5S e Diritti in Comune, con i rappresentanti Olivia Picchi, Gabriele Amore e Francesco Auletta, ripercorrono il caso del Regolamento per le attività economiche del settore alimentare in alcune aree del centro storico, approvato dal Consiglio Comunale attuale nel luglio del 2019. Le norme su alcuni orari e differenziazioni furono impugnate dagli esercenti al Tar perché ritenute discriminatorie. "Il Tar - affermano i gruppi - nella sentenza 350 del marzo del 2020, ha accolto le richieste dei ricorrenti su due articoli: 9.2 e 12.3. Il primo riguarda gli orari applicati e la differenziazione fra interno e dehors, il secondo inerente l'obbligo di produrre specifiche documentazioni per le emissioni sonore. Entrambi li articoli sono stati giudicati dal Tar illegittimi, irrazionali e discriminatori. Da marzo 2020 ad oggi è calato il silenzio".

La 'ricomparsa' del caso è legata al fatto che "nelle scorse settimane - evidenziano Pd, M5S e Diritti in Comune - a seguito di un debito fuori bilancio determinato da una sentenza del Tribunale che condannava il Comune di Pisa al pagamento delle spese nei confronti di un esercente, queste disposizioni sono ancora contenute nel Regolamento".  Ne è nata una richiesta di chiarimenti all'Avvocatura civica: "La risposta ci viene data tramite una nota dell'avvocato Toscano, incaricato a suo tempo dal Comune di seguire la causa. Dalla nota di Toscano si apprende che il Comune ha scelto di non fare ricorso, e che dunque la sentenza è definitiva. Ci domandiamo però come sia possibile che, ad una richiesta su quali fossero gli atti adottati dal Comune a seguito della sentenza del Tar, ci venga fatto rispondere dall'Avvocato scelto come consulente esterno. La nota di Toscano è, infatti, un riepilogo delle vicende e delle motivazioni della sentenza ma ovviamente non entra nel merito della nostra domanda. Cosa ha fatto il Comune in conseguenza della sentenza visto che in questo anno non sono stati prodotti gli atti conseguenti di modifica del Regolamento per la parte di fatto abrogata dalla sentenza? Non ci sono disposizioni degli uffici in tal senso".

"La nostra richiesta che mette in luce come incredibilmente il Comune di Pisa non abbia in oltre anno applicato la sentenza, esponendo così l’amministrazione stessa ad ulteriori ricorsi degli esercenti, che vedranno ovviamente il Comune soccombente e a pagarne le spese saranno le casse comunali, ovvero i cittadini" è la considerazione di Picchi, Amore e Auletta. "E' questo un esempio di buona amministrazione? Vorremmo sapere quando questa Giunta farà il suo dovere, adeguando il Regolamento alla sentenza del Tar e dando doverosa pubblicità a quelle che sono le disposizioni che i commercianti devono seguire" concludono.

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