Mercoledì, 22 Settembre 2021
Politica

Riordino Province, il Consiglio Regionale dice sì: "In futuro fondamentali le unioni dei Comuni

Approvata la legge proposta dalla Giunta di Enrico Rossi. Formazione, agricoltura e difesa del suolo tornano alla Regione, che sarà più presente nei territori con propri uffici. All'ente regionale anche caccia e pesca

Passa anche in Consiglio Regionale, con 41 voti a favore e tre astenuti, la legge, proposta dalla Giunta qualche settimana fa, per il riordino delle Province. La Toscana è così la prima regione a dare il via libera alle nuove funzioni. La discussione in aula era iniziata ieri pomeriggio. "E' una legge - ricorda con soddisfazione l'assessore alla Presidenza, Vittorio Bugli - che sta diventando punto di riferimento nazionale".

Si riordinano le funzioni, ma il superamento delle Province così come si intendevano diviene con questa legge anche il ridisegno di un nuovo equilibrio istituzionale: servizi che passano ai Comuni associati "con fusioni e unioni che diventano essenziali", un ruolo forte per la Città metropolitana che può far da volano e una Regione più ramificata e vicina ai territori. Con il personale delle Province che si sposterà assieme alle funzioni. "Abbiamo fatto la nostra parte, nonostante i tagli che anche la Regione ha subito - ribadisce l'assessore Bugli - più di questo la norma nazionale non ci permetteva. Se serve chiederemo al Governo altre risorse".

La riforma è stata commentata a margine dei lavori in Consiglio Regionale anche dal presidente Enrico Rossi. "Ridefiniamo oggi un profilo diverso della Regione - dice - che sarà meno ente astratto, meno 'staterello' ed ente di programmazione ma più presente sui territori con propri uffici, pronta ad occuparsi della progettazione degli interventi utili a prevenire il rischio idrogeologico, pronta a controllare con la polizia idraulica il rispetto delle regole, pronta ancora a gestire in modo diverso la formazione e l'orientamento professionale".

"Nello scrivere questa legge abbiamo seguito tre parole chiave - aggiunge l'assessore Bugli - sono sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione. Abbiamo infatti affidato ai Comuni tutto quello che si poteva, abbiamo lasciato alla Regione funzioni adeguate al suo livello e che altrove difficilmente potevano essere gestite. Siamo stati attenti anche a differenziare bene le competenze con una migliore definizione di chi fa cosa".

COSA CAMBIA. Formazione, agricoltura e difesa del suolo sono tra le competenze di cui la Regione tornerà ad occuparsi direttamente. Si occuperà anche di caccia e pesca. Avrà competenze in materia di rifiuti, difesa del suolo, tutela della qualità dell'aria e delle acqua. Si occuperà ancora di inquinamento acustico ed energia, dell'osservatorio sociale e delle autorizzazioni come Aia, Vas, Via e Aia. Il Genio Civile sarà presente nei territori e competente per progettazione, manutenzione e polizia idraulica. Quanto alle strade regionali, progettazione e realizzazione di opere strategiche saranno regionali mentre la manutenzione rimarrà alle Province. E con le funzioni la Regione riassorbirà anche il personale che a queste era dedicato, che magari rimarrà negli uffici territoriali.

LAVORATORI. "Riporteremo in Regione tutto il personale che ci è consentito dalla legge nazionale - assicura e tranquillizza Bugli, rivolgendosi ai lavoratori - e conclusi gli accordi e fatti conti più precisi, guarderemo se sarà possibile allargare ulteriormente il perimetro". Si riorganizza la Regione come ente. Ma si riorganizzerà la Regione anche come macchina. "Dovrà crescere la produttività - spiega l'assessore - con strutture più leggere e una maggior uso delle nuove tecnologie. Questo dovrà accadere anche alle funzioni un tempo gestite dalle Province, salvaguardando naturalmente la professionalità dei dipendenti".

UNIONI E FUSIONI. Ma perché il sistema funzioni al meglio, occorrerà gestire sempre più funzioni in modo associato. "Incentiveremo le unioni più forti e le fusioni di Comuni più strutturate" dice Bugli. Sono previsti premi crescenti per le unioni e fusioni con almeno cinquemila, diecimila e quindicimila abitanti.
"Si apre - ripete in aula - la stagione dell'indispensabilità del governo associato di funzioni: se prima era una scelta volontaria ora diventa qualcosa di impossibile da evitare".

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