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Riordino Province, il sindaco Filippeschi contro tutti: "Scelta giusta"

Il primo cittadino in difesa del contestato decreto legge: "Rispetto chi rivolge critiche ma la scelta del governo rispecchia ciò che hanno chiesto le rappresentanze regionali delle imprese e del lavoro"

Il sindaco di Pisa Marco Filippeschi

A 24 ore dal voto parlamentare che ne ha sancito l’entrata in vigore il primo cittadino di Pisa, Marco Filippeschi è tornato a parlare del contestato decreto sul riordino delle province. Per la verità Filippeschi si era già espresso positivamente in merito, ma dopo la pioggia di critiche bipartisan cadute sul decreto il primo cittadino ha voluto rimarcare con maggior nettezza la sua posizione anche in quanto presidente del Consiglio delle autonomie locali (Cal) della Toscana. 

"Sul perimetro delle nuove province – ha spiegato Filippeschi - la scelta del governo rispecchia ciò che hanno chiesto le rappresentanze regionali delle imprese e del lavoro. Con tutto il rispetto per chi rivolge critiche - aggiunge - ricordo che nella consultazione fatta dal Cal della Toscana c'è stata un'espressione unanime da Confindustria a Cgil, Cisl e Uil, dalle associazioni degli artigiani e dei commercianti, a quelle dell'agricoltura, così come le associazioni ambientaliste Legambiente e Wwf. Basta rileggere documenti e verbali sul sito web del Cal. Evidentemente devono esserci ragioni solide per orientamenti così netti e convergenti".
 
A dare manforte al primo cittadino arriva anche il deputato pisano del Pd, Paolo Fontanelli, che commenta così il riordino: "La scelta di accorpare le Province non solo secondo l'obiettivo di ridurne il numero ma inserendo anche il ragionamento sulle dimensioni e funzioni delle aree vaste è giusta e positiva. In particolare per la Toscana".
 
Il deputato del Pd sottolinea anche che "arrivare adesso alla città metropolitana di Firenze, Prato e Pistoia e all'area vasta della costa con Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara è un ottimo risultato" mentre si rammarica per il fatto che resti divisa la Toscana del sud, perché Arezzo ha fatto valere il ricalcolo degli abitanti ma ora rischia di restare "in una dimensione asfittica rispetto all'esigenza di fare i conti con nuove visioni dello sviluppo".
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