Sabato, 18 Settembre 2021
Politica

Sentenza TAR Toscana su 13° consigliere comunale, Rifondazione Comunista: "La questione riguarda tutti e chiama in causa la rappresentanza democratica"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

La decisione del TAR Toscana di respingere il ricorso di Maurizio Bini, primo dei non eletti nella lista di Rifondazione Comunista alle elezioni comunali di Pisa, non va liquidata come l'esito di un contenzioso tra lo stesso Bini e il consigliere Francesco Pierotti, ultimo degli eletti nella lista del PD. Il ricorso riguarda il metodo con cui suddividere i seggi del Consiglio Comunale tra la maggioranza, a cui spetterebbe il 60% dei consiglieri, e le minoranze, a cui spetterebbe il 40%. Con la riduzione del numero dei consiglieri a Pisa da 40 a 32, il risultato della suddivisione non dà più numeri interi, ma assegna 19,2 seggi alla maggioranza e 12,8 alle minoranze. L'Ufficio elettorale pisano ha arrotondato all'unità superiore il numero dei consiglieri della maggioranza, assegnandole 20 seggi anziché 19, e privando così le minoranze del tredicesimo seggio che, nel caso specifico, sarebbe stato attribuito a Maurizio Bini.

Ricorsi analoghi sono stati presentati da tanti primi consiglieri non eletti in tutta Italia, appartenenti a tutte le forze politiche. Purtroppo i diversi tribunali amministrativi regionali, e lo stesso Consiglio di Stato, istanza superiore della giustizia amministrativa, hanno preso decisioni non omogenee. Il TAR della Toscana ha adottato una linea interpretativa favorevole alle maggioranze, in nome del cosiddetto principio di governabilità; i TAR dell'Abruzzo, sede di Pescara, e della Lombardia, si sono espressi a favore dell'arrotondamento all'unità più vicina, in nome di un principio di logicità. Nonostante i tecnicismi, la questione ha un forte significato politico, su cui come partito vogliamo richiamare l'attenzione. Il tema, che interessa tutti, è quello della rappresentanza democratica e dell'uguaglianza del voto, principi sempre più sacrificati in nome della governabilità e di una logica maggioritaria. Fino a che punto è possibile e legittimo alterare l'espressione della volontà popolare con "premi di maggioranza" che danno, a chi ha anche un solo voto in più, un numero di eletti del tutto sproporzionato, a scapito della rappresentatività e della operatività delle minoranze? La questione diventa tanto più grave quanto più aumenta, purtroppo, l'astensionismo. Con affluenze intorno al 50-55% chi rappresenta di fatto meno del 30% dell'elettorato può contare sul 60% e oltre del Consiglio Comunale, potendo modificare anche lo Statuto comunale e altri strumenti regolamentari senza bisogno di confrontarsi con le minoranze.

Per queste ragioni accogliamo con rammarico la decisione del TAR Toscana. Auguriamo buon lavoro al consigliere Francesco Pierotti, auspicando che possa esercitare le proprie funzioni di rappresentante della cittadinanza in piena autonomia dalla giunta. Al tempo stesso, chiediamo a tutte le forze democratiche di guardare con maggiore spirito critico alla legge elettorale dei Comuni, che produce effetti perversi non meno gravi del più noto Porcellum. Da parte nostra, continueremo con tutti gli strumenti possibili a cercare di rendere questa e le altre norme elettorali più chiare e più giuste, mettendo fine alla deriva maggioritaria e alla “legge del più forte” che, in questi anni, ha provocato solo danni alla nostra democrazia aumentando la distanza tra i cittadini e la politica.

Rifondazione Comunista Pisa

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