Giovedì, 18 Luglio 2024
Politica

Senza vera partecipazione non c'è giustizia sociale. Le proposte di Diritti in Comune sulla 'democrazia di quartiere'

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday
Partecipare alle decisioni che riguardano la nostra vita quotidiana – in tema di servizi pubblici, pianificazione urbanistica, mobilità, qualità dell’ambiente, bilancio comunale – è fondamentale per garantire la giustizia sociale e il benessere di tutte e tutti: di chi vive in centro, di chi vive nelle periferie, di chi si sposta in città per lavorare o studiare. Per essere effettiva, però, la partecipazione deve essere autonoma dai centri del potere politico ed economico: deve, cioè, essere libera e diretta espressione della cittadinanza attiva. Non deve essere pilotata dalla politica, né deve diventare un mezzo per fare campagna elettorale. Questo è quello che potrebbe succedere se il progetto di “riforma” dei Consigli Territoriali di Partecipazione della Giunta Conti venisse approvato.
Invece di ristabilire l’elezione diretta dei membri degli organismi territoriali, la giunta ripropone e peggiora il metodo della cooptazione politica: una quota maggioritaria di membri sarà nominata dalle forze politiche (non su un criterio proporzionale, in base al risultato elettorale, ma su un criterio maggioritario!) mentre una quota minoritaria di membri (nominati anche questi dal Consiglio comunale), sarà scelta non si sa bene come tra comitati, associazioni, e persino associazioni di categoria e ordini professionali, rischiando di andare incontro ai peggiori interessi corporativi.
Il numero degli organismi territoriali sarà ridotto da 6 a 4, accorpando quartieri che poco o nulla hanno in comune, e aumentando la distanza tra la cittadinanza e questi organismi. Ma soprattutto, questi nuovi organismi territoriali continueranno a essere soltanto consultivi, privi di autonomia e di potere decisionale, rischiando di diventare solo un luogo dove si scambiano favori e interessi tra esponenti dei partiti e pezzi di territorio.
La proposta della giunta Conti costituisce l’esito finale di un processo di svuotamento della democrazia locale, andato di pari passo con l’abbandono delle periferie. Quando, tra gli anni Settanta e gli anni Novanta del secolo scorso, sono stati istituiti i Consigli di Circoscrizione su base elettiva diretta, l’idea-guida era quella di creare un collegamento tra i bisogni della cittadinanza e le istituzioni: i Consigli di Circoscrizione hanno costituito, nelle esperienze più avanzate come il CEP, spazi di discussione e partecipazione reali che hanno migliorato la qualità della vita degli abitanti e ridotto le diseguaglianze con gli altri quartieri, in termini di servizi e investimenti pubblici. Sulla base di esperienze di questo genere, sosteniamo che non ci può essere giustizia sociale senza una reale partecipazione di base. Da qui le nostre proposte sulla “democrazia di quartiere”, che mettiamo a disposizione delle associazioni, dei comitati e delle forze politiche realmente interessate alla partecipazione.
Proponiamo innanzitutto la creazione di Consigli di quartiere, su base elettiva diretta con metodo proporzionale, in numero superiore agli attuali CTP, così da corrispondere meglio alla storia, all’identità e ai bisogni dei diversi territori di cui è fatta Pisa.
Proponiamo la convocazione mensile di Assemblee di zona, in cui tutti gli abitanti di un quartiere possono partecipare liberamente per proporre, come singoli o come associazioni e comitati, proposte e progetti per il bene pubblico. Gli uffici tecnici del Comune avranno il compito di accompagnare il lavoro di queste assemblee, supportandone il lavoro dal punto di vista tecnico e legale.
Proponiamo che gli spazi delle ex Circoscrizioni, oggi chiusi e in stato di abbandono, diventino delle Case di quartiere ovvero degli spazi auto-gestiti dalla cittadinanza in cui comitati, associazioni e cittadini potranno riunirsi gratuitamente e organizzare attività di utilità pubblica, secondo un calendario concordato.
Ma, soprattutto, proponiamo l’istituzione di un percorso di bilancio partecipativo. Pensiamo che la discussione su come vengono reperite e investite le risorse comunali sia troppo importante per lasciarne fuori la cittadinanza. Per questo, puntiamo a creare un percorso di varie assemblee di quartiere che discutano con la cittadinanza le diverse voci di bilancio e indichino le priorità di investimento, di cui poi il Consiglio Comunale dovrà tenere conto in sede di approvazione finale del bilancio. La discussione e le scelte di bilancio dovranno seguire dei principi di equità territoriale, sociale e di genere, ossia dovranno mirare soprattutto a ridurre le diseguaglianze che dividono la popolazione e la città.
Su queste proposte concrete chiediamo ai comitati, alle associazioni, alle forze politiche che hanno realmente a cuore la partecipazione, di aprire un confronto pubblico e trasparente. È necessario che la cittadinanza sappia quali siano le intenzioni della Giunta, rispetto alla cancellazione dei residui spazi di democrazia locale a Pisa, e quali alternative sono in campo per restituire davvero voce ai cittadini e alle cittadine rispetto alle decisioni collettive e al futuro della città.

 
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