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Tanti soldi e pochi risultati: cosa non funziona nei finanziamenti per i beni culturali pisani?

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Oggi viene presentato in Commissione Cultura dagli assessori Andrea Serfogli e Dario Danti un dossier, già anticipato alla stampa, che ricostruisce gli interventi nel settore dei beni culturali della città e fornisce le cifre degli ultimi 5 anni: € 33.664.000 in totale. Una cifra importante, di cui circa € 13.000.000 provenienti dalle casse del Comune, € 15.108.000 reperiti attraverso i progetti PIUSS, € 4.610.000 della Fondazione Pisa (partecipazione al finanziamento dei PIUSS compresi). A questi si aggiungono € 810.000 della Regione, € 110.000 della presidenza del Consiglio dei Ministri e € 24.000 provenienti da sponsor.

Il dossier del Comune risponde al Libro bianco dei Beni culturali pisani, da noi redatto e presentato di fronte alla chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno nel luglio scorso. Il Libro bianco è liberamente scaricabile dalla rete su www.unacittaincomune.it e si limita a fare il punto della situazione, sottolineando le esperienze positive, se e quando presenti. Il restauro del tetto della chiesa di Santa Maria della Spina – a oltre un anno e mezzo dalla sua chiusura – si può senza dubbio annoverare tra queste esperienze e così il restauro della chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, fermo restando che sin d'ora venga programmata la minuta manutenzione di entrambi i monumenti, per non tornare tra qualche anno a restaurare l’edificio.

Perché investire 33 milioni di euro nella salvaguardia del patrimonio artistico cittadino è di per sé importantissimo, ma se il risultato è la situazione denunciata dal Libro bianco allora c'è qualcosa che non va. Il dossier dell'amministrazione comunale ne è un'importante conferma: quella cifra di € 1.280,000 spesi per il recupero e la ristrutturazione del Teatro all'aperto di Calambrone, abbandonato e inutilizzato da un paio d'anni, dimostra che il problema non è quantitativo ma qualitativo. Ne sono persino testimonianza alcuni progetti Piuss, che tanto spazio occupano nel dossier, e che sono concepiti in chiave esclusivamente turistica, senza porsi il problema a chi affidarne la gestione degli spazi. Colpisce, poi, il silenzio su casi eclatanti in città, come il restauro e riallestimento della Domus Mazziniana.

La progettualità è il punto debole di tutte queste operazioni e il dossier del Comune dimostra che l'attenzione dei cittadini su questi temi sia quantomai importante, anche perché qualche risultato (il restauro del tetto della Spina o la programmazione del restauro di Sant'Antonio in Qualquonia) riesce ad ottenerlo. Per questo sarà scaricabile, tra breve, il nuovo aggiornamento del Libro bianco dei beni culturali pisani. Speriamo che per allora sia stato avviato il cantiere del complesso recupero della basilica di San Paolo a Ripa d'Arno, annunciato dal comune il 13 giugno scorso.

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