Una città in comune al tempo del Coronavirus: lettera aperta alla città di Pisa

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

In questi tempi stiamo tutti e tutte vivendo un'esperienza completamente nuova: la paura di un virus invisibile che potrebbe portar via la nostra vita e quella dei nostri cari. È questo dunque un tempo pieno di timori, inchiodato a un presente immobile e oscuro e incerto sul futuro. Per la prima volta nella nostra vita non sappiamo cosa avverrà nelle prossime ore, nei prossimi giorni, settimane, mesi a noi e al mondo intero ed è difficile fare previsioni.
La crisi sanitaria passerà, nessuno sa quando, ma passerà. Dopo, però, niente e nessuno sarà più uguale a prima. In meglio o in peggio sta a noi deciderlo. Potrebbe esserci ancora più sfruttamento, più odio, più paura, oppure potremmo avere imparato la lezione e capire che solo cambiando le modalità dei rapporti sociali ed economici ci salveremo tutti e tutte.
Questa crisi in ogni caso sta confermando ciò che da molto tempo gruppi, liste di cittadinanza come la nostra, associazioni e movimenti stanno dicendo e cioè che l’interesse di pochi, il neoliberismo
  • ha portato alla frammentazione e al progressivo degrado del sistema sanitario pubblico, cosicché il Coronavirus sta risultando molto più letale a causa della diminuita possibilità di intervento dovuta alla massiccia eliminazione di letti in terapia intensiva e alla progressiva diminuzione di medici e infermieri nelle strutture ospedaliere pubbliche;
  • ha portato alla precarizzazione estrema del lavoro, per cui mentre alcuni di noi possono permettersi di stare a casa seppure in cassa integrazione, altri, come ad esempio i riders, debbono per forza lavorare; altri ancora sono impossibilitati a svolgere il loro lavoro e rimangono senza alcun reddito;
  • ha favorito il profitto delle grandi imprese, arrivando perfino a mettere a rischio oggi la salute dei lavoratori e delle loro famiglie, consentendo la continuazione di produzioni non essenziali, addirittura anche quelle altamente letali come le armi;
  • ha privatizzato le infrastrutture strategiche facendo sì che gruppi di affaristi ottenessero ingenti risorse dallo stato, continuando a farlo oggi in forme scandalose, ad esempio senza garantire la corretta manutenzione su ponti e autostrade;
  • ha svilito e umiliato la scuola pubblica, non investendo nelle infrastrutture e sminuendo la figura degli insegnanti;
  • ha devastato i sistemi ambientali naturali, provocando i cambiamenti climatici e dunque gli eventi estremi come le alluvioni, gli incendi, gli uragani e la diffusione di nuove malattie infettive;
  • ha sottratto risorse alle famiglie, al lavoro dipendente, alle pensioni, al sostegno delle aree geografiche e delle fasce sociali più deboli e indifese, peraltro in rapidissima espansione;
  • ha imposto meccanismi economici internazionali che impongono ulteriori privatizzazioni, riduzioni dei diritti, aumento delle diseguaglianze tra stati e tra individui, come nel caso del patto di stabilità e del Mes.
Sono state proprio le scelte dei governi negli ultimi vent'anni che hanno portato, direttamente e indirettamente, a questa grave crisi sanitaria, crisi che si sta rapidamente convertendo nella peggior crisi economica da quella degli anni Trenta, dalla quale non si potrà uscire dando nuovamente montagne di soldi a banche e imprese perché continuino a macinare profitti, speculare in borsa e perpetuare questo modello di sviluppo. È indispensabile cambiare radicalmente sistema.
I tempi che ci aspettano saranno sicuramente duri, ma anche diversi da quelli che ci lasciamo alle spalle. La direzione verso cui andare sta anche a noi però sceglierla: è l’ora di tornare tutti e tutte a impegnarci in politica.
Come Una città in comune in queste settimane abbiamo continuato a lavorare, per certi versi anche in maniera più intensa, raccogliendo decine di segnalazioni determinate da queste emergenze con un lavoro di ascolto e di denuncia, provando a dare risposte a chi è sempre più invisibile e in difficoltà. Al contempo ci stiamo battendo perché l'assemblea elettiva della nostra città continui a funzionare controllando ciò che la nostra amministrazione comunale sta portando avanti, avanzando le nostre proposte e le istanze che raccogliamo dalla cittadinanza, nonostante tentativi di usare l'emergenza per ridurre gli spazi di democrazia e di partecipazione. È un elemento questo che vogliamo sottolineare perché questo stato di eccezione non può legittimare il venir meno delle garanzie democratiche, né a livello locale né tantomeno a livello nazionale o internazionale: è sotto gli occhi di tutti come molti governi e capi di stato già da tempo impegnati nella compressione delle libertà e delle garanzie democratiche, primo fra tutti l’ungherese Viktor Orban, stanno approfittando dell’emergenza Covirus per instaurare regimi autoritari sottratti a qualsiasi controllo democratico e popolare.
Ma a noi come a tutte le forze e ai movimenti antiliberisti che non vogliono quella normalità che produce diseguaglianze, guerre e devastazione ambientale questa tremenda emergenza pone anche sfide nuove, che vanno affrontate con dedizione, coraggio e sforzo di immaginazione.
È drammaticamente evidente, anzitutto, che in questo periodo le persone già fragili sono ancora più fragili: senza dimora, immigrati, persone con lavori precari e stagionali che perdono ogni forma di reddito, lavoratori e lavoratrici al nero. E moltissime persone che fino a poche settimane fa fragili non erano lo sono diventate di colpo e rischiano di rimanerlo a lungo, come molti esercenti di piccole attività artigianali e commerciali, ma anche professionisti e operatori del settore turistico. Accettando – come è indispensabile – questa sfida noi stiamo lavorando per mettere in sicurezza tutte e tutti con tutti i mezzi che abbiamo grazie alle decine di segnalazioni che quotidianamente riceviamo, mettendoci in rete e costruendo forme di cooperazione e mutualismo anche attraverso la creazione di piattaforme digitali informative e di ascolto.
Più in generale crediamo che occorra ripensare e ragionare tutte e tutti insieme il ruolo e le modalità di azioni di una esperienza come la nostra per continuare ad essere efficaci come forza di cambiamento nelle nuove condizioni in cui questa crisi ci costringe e in cui la crisi che verrà ci costringerà ulteriormente.
Stiamo utilizzando tutti i mezzi di cui disponiamo, anche se non possiamo aprire la nostra sede, per fare rete  con associazioni e movimenti in città, per portare avanti le campagne nazionali a difesa della sanità pubblica e non solo, ma anche attraverso la Rete delle città in comune con le tante altre esperienze simili alle nostra diffuse sul territorio nazionale, perchè solo attraverso la cooperazione e la ricostruzione di una intelligenza collettiva è possibile essere un soggetto di cambiamento e immaginare un futuro diverso e migliore.
Perché le strade e le piazze vuote non significano che la storia si è fermata.
E se la storia non la facciamo – come sempre – noi cittadine e cittadini, altri la fanno comunque, ma sulla nostra pelle. Noi ci siamo e continueremo ad esserci.
Pisa, 14 aprile 2020
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