La festa del papa': origini, ricette e perché in Toscana si dice 'babbo'

Quale migliore occasione per allentare la tensione di questi giorni di un bel pranzo insieme al proprio papà? Vi spieghiamo anche perché in Toscana si dice 'babbo'

I tempi sono difficilissimi e durissimi. Nessuno si sarebbe mai potuto aspettare di vivere l'arrivo della primavera chiuso in casa. La necessità di sconfiggere il coronavirus, però, ci ha unito in questa battaglia sanitaria e di civiltà. E quindi anche i piccoli momenti di festa devono essere vissuti con gioia e spensieratezza, così da portare un po' di sorrisi nelle nostre abitazioni. Quale migliore occasione, perciò, di festeggiare la festa del papà?

Con ogni probabilità se conducessimo una ricerca statistica sulla popolazione di Pisa e provincia, una schiacciante maggioranza delle persone si rivolgerebbe a suo padre indicandolo come 'babbo'. Ma nonostante questo particolare, la festa del papà anche sotto la Torre e sulle sponde dell'Arno è una ricorrenza molto diffusa e celebrata.

Origini storiche

La festa del papà nasce nei primi decenni del 20° secolo, complementare alla festa della mamma per festeggiare la paternità e i padri in generale. La festa è celebrata in varie date in tutto il mondo, spesso è accompagnata dalla consegna di un regalo al proprio padre. Già nel 1871 la Chiesa Cattolica aveva proclamato San Giuseppe (festeggiato il 19 marzo) protettore dei padri di famiglia e patrono della Chiesa universale. Come sintetizzava papa Leone XIII: "In Giuseppe hanno i padri di famiglia il più sublime modello di paterna vigilanza e provvidenza; i coniugi un perfetto esemplare d'amore, concordia e fedeltà coniugale; i vergini un tipo e difensore insieme della integrità verginale. I nobili imparino da lui a conservare anche nella avversa fortuna la loro dignità e i ricchi intendano quali siano quei beni che è necessario desiderare. I proletari e gli operai e quanti in bassa fortuna debbono da lui apprender ciò che hanno da imitare".

La prima volta negli Stati Uniti

La prima volta documentata in cui fu festeggiata negli Stati Uniti d'America sembrerebbe essere il 5 luglio 1908 a Fairmont, West Virginia, presso la chiesa metodista locale. Fu la signora Sonora Smart Dodd la prima persona a sollecitare l'ufficializzazione della festa; senza essere a conoscenza dei festeggiamenti di Fairmont, ispirata dal sermone ascoltato in chiesa durante la festa della mamma del 1909, ella organizzò la festa per la prima volta il 19 giugno del 1910 a Spokane. La festa fu organizzata proprio nel mese di giugno perché in tale mese cadeva il compleanno del padre della signora Dodd, veterano della guerra di secessione americana.

19 marzo ma non solo

La data dei festeggiamenti varia da paese a paese. In alcuni stati di tradizione cattolica, la festa del papà viene festeggiata il giorno di San Giuseppe, il 19 marzo. Nei paesi che seguono la tradizione anglosassone, ossia molti nel continente americano, la festa si tiene la terza domenica di giugno; in altri paesi la data della festa del papà segue invece tradizioni locali. In alcuni stati la festa è associata ai padri nel loro ruolo nazionale, come in Russia, dove è celebrata come la 'Festa dei difensori della patria' e in Thailandia, dove coincide con il compleanno del defunto sovrano Rama IX, venerato come padre della nazione.

'Papà' o 'Babbo'?

Se ci si domanda quale delle due terminologie si è diffusa prima in Italia, la risposta si potrà trovare nella Divina Commedia. La parola 'babbo' è già presente nel 33° Canto dell'Inferno di Dante, quando il sommo poeta tenta di descrivere il fondo dell'universo: "Che non è impresa da pigliare a gabbo Descriver fondo a tutto l'Universo, Né da lingua, che chiami mamma, o babbo". La presenza del termine nella Divina Commedia ci assicura la sua ampia diffusione nell'Italiano volgare almeno dal 1300, mentre per trovare testimonianza scritta della locuzione 'papà' bisogna aspettare duecento anni, nei Ragionamenti cinquecenteschi dell'autore toscano Pietro Aretino. Inoltre, anche per quanto riguarda la lessicografia ufficiale, 'babbo' è presente nel 'Vocabolario degli Accademici della Crusca' dalla prima alla quarta edizione, mentre 'papà' vi sarà inserito solo nel tardo Ottocento.

Le frittelle di riso

Il dolce tipico toscano che accompagna generalmente la festa del papà sono le frittelle di riso, preparate in abbondanti quantità e servite al termine del pranzo o della cena. Generalmente per la preparazione viene utilizzato il riso arborio o l'originario. Gli ingredienti necessari sono: 300 gr di riso, 1 bicchiere di acqua, 100 gr di farina, 20 gr di burro, scorza grattugiata di un limone, sale, mezzo litro di latte, 3 uova, 200 gr di zucchero, 1 bicchierino di rum, olio di semi per friggere.

Versate in un tegame il latte e l'acqua. Aggiungete lo zucchero, il sale, la scorza di limone ed anche il burro. Accendete la fiamma e portate a bollore. Adesso unite il riso, abbassate la fiamma e fate cuocere a lungo e fino a quando il liquido sarà stato tutto assorbito dal riso. Spegnete la fiamma e fate raffreddare. Aggiungete le uova ed il rum e mescolate unendo man mano anche la farina setacciata. Versate in un tegame dalle pareti alte abbondante olio di semi e fatelo scaldare. Quando sarà giunto a temperatura, adagiatevi delle palline di impasto ottenute modellandole con un cucchiaio. Fate cuocere le frittelle fino a completa doratura, quindi scolatele su carta assorbente da cucina e fatele rotolare, una per una, nello zucchero semolato. Gustatele appena tiepide.

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