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A passeggio in Corso Italia e sui lungarni: tradizione e storia della città sulle rive dell'Arno

Dall'emozione di Leopardi, che non aveva 'mai veduto il simile', alla storia della principale arteria pedonale di Mezzogiorno. Il centro cittadino con i suoi lungarni ha da sempre ispirato meraviglia e stupore in chi li ha ammirati

"Andiamo a fare un giro in città?". E' una frase che un abitante di Pisa, in media, nella sua vita potrà ripetere qualche centinaia di migliaia di volte. Ma oltrepassando i confini cittadini in pochi potranno realmente capire il significato reale di questo interrogativo. Perché in quasi tutte le parti d'Italia per 'città' si intende l'intero tessuto urbano che costituisce un agglomerato, mentre a Pisa c'è la curiosa particolarità di individuare con questa espressione l'asse pedonale storico, che si dipana lungo Corso Italia e poi si adagia sul corso dell'Arno, percorrendo i lungarni che sin dal Rinascimento hanno affascinato tutti i visitatori stranieri. Un percorso che conserva diversi anedotti e molte tradizioni degne di nota.

1. Il passaggio del 'centro' dai lungarni al corso

Fino al 1700 il vero centro cittadino erano i lungarni. Concedersi del tempo in totale relax era sinomino della passeggiata lungo il corso dell'Arno. Era una sorta di palco dove sfilare e sfoggiare la propria ricchezza materiale e intellettuale, impegnandosi in conversazioni dai toni alti. I lungarni quindi erano un luogo frequentato da molti, ma non da tutti: aristocratici, nobili e borghesi li popolavano sempre, mentre il popolo semplice li affollava soltanto in occasione di ricorrenze religiose o della tradizione cittadina.

Soltanto con l'avvento del traffico motorizzato i lungarni si sono tramutati in un asse stradale, ed il 'centro' si è spostato di oltr'Arno, precisamente lungo il viale che oggi prende il nome di Corso Italia. In passato si era chiamato anche 'Carraia di San Gilio', a causa di una chiesa che portava lo stesso nome e oggi non esiste più. Fu chiamata anche 'via del Carmine', sempre in virtù della presenza dell'omonima chiesa. Infine, fino al secondo dopoguerra, portava l'intitolazione 'via Vittorio Emanuele II'.

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