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Martedì, 9 Agosto 2022
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Dalla corsa al Lenin Peak il passo è in verticale: i 'ragazzi pisani' verso i 7mila metri

Nuova impresa per Marcello Villani e Francesco Saviozzi: partita oggi la spedizione per la conquista della vetta del Kirghizistan 

"Ciao, sono in parapendio, dammi il tempo di atterrare". Così rispondeva al telefono Marcello Villani pochi giorni prima della partenza per il Kirghizistan insieme al solito compagno d'avventure Francesco Saviozzi. I due corridori pisani amanti della montagna sono dal pomeriggio di oggi, 18 luglio, alle prese con la loro nuova grande sfida, che questa volta non va in lungo, in orizzonale, ma mira al cielo, in verticale: scalare la vetta del Lenin Peak, alta oltre 7.100 metri. L'ennesima fatica, ma con un cambio di prospettiva, per loro che hanno corso da appassionati e non professionisti (ma molto ben allenati) le gare di corsa fra le più dure del mondo

"Non avevamo più tanto interesse nel fare una competizione quest'anno - racconta Marcello - l'anno scorso siamo stati tanto appagati, era dal 2016 che si proseguiva con le gare. Nella mia testa c'era già l'idea di scalare una grande montagna, prima che l'età si facesse troppo sentire (ha 49 anni, Francesco 44 ndr). Francesco era titubante, ma non poteva lasciarmi da solo e così siamo partiti insieme".

L'impresa richiederà circa una 20ina di giorni, perché questa volta parte della preparazione deve necessariamente essere fatta sul posto: "Il corpo si deve adattare all'aria rarefatta - spiega - quindi faremo varie tappe fra il campo base a 3.700 metri e le basi più avanzate, che sono tre. Ogni volta si va e si torna indietro, sempre più in alto, per far abituare il corpo. Abbiamo fatto il Monte Rosa per allenarci un mesetto fa, riscontrando peraltro la triste situazione dei ghiacciai. Ma fare poi l'ascesa ai 7mila metri è un'altra cosa, basti pensare che il Monte Bianco è 4.810 metri. Dovremo capire cosa succede al nostro corpo".

Il Lenin Peak è considerata "una fra le più facili delle montagne più dure del mondo", sintetizza con semplicità Marcello. "Si tratta di una spedizione commerciale, non siamo professionisti, avremo sempre una guida con noi e saremo in contatto col campo base con un walkie talkie. Non abbiamo dovuto portarci la tenda, dato che il campo base è attrezzato". Una passeggiata di salute, quindi. Non proprio. "Siamo con sacco a pelo e fornello, si scioglie la neve per bere, abbiamo la tuta da temperature rigide, in vetta ci sono -20 gradi al momento. Ci muoveremo con rampino, piccozza e corde, la parete è comunque verticale e ci sono un paio di punti complessi. Poi il meteo è una variabile importante. Le previsioni sono ormai affidabili, ma la sicurezza deve comunque essere massima. La difficoltà più rilevante resta la mancanza di ossigeno". 

Ci vorranno una 15ina di giorni di sali e scendi di migliaia di metri perché il corpo sia pronto per tentare l'assalto alla vetta. Dai 3.700 ai 7mila, in giornata. "L'amore per la montagna è un leitmotiv, sicuramente - conclude Marcello - ma la spinta forte credo resti la curiosità, il capire cosa può succede in queste situazioni così rare". Per lui e Francesco sarà quindi una nuova, ennesima, esperienza forte e intima. Speriamo di successo. Sicuramente una metà d'estate più fresca che in città. 

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