Martedì, 26 Ottobre 2021
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Dal bastione Stampace a Piazza Vittorio Emanuele passando per lo Scotto: le storie nascoste di Pisa

L'opera muraria fu fondamentale per la resistenza di Pisa all'assedio fiorentino, ed è stata la culla del ciclismo e del calcio pisano. Il Giardino Scotto era un'oasi romanzesca, e ospitò il più grande rifugio antiaereo della città

2. Tempio della bicicletta, culla dello Sporting Club

Sul finire del 1800 e fino alla seconda guerra mondiale, Stampace non fu soltanto il nome del bastione, ma anche di un vero e proprio tempio pisano della bicicletta. Il velodromo, di cui oggi non resta alcuna traccia, sorgeva fra la chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno ed il bastione stesso. Nel 1894 era stata fondata la società 'Veloce Club Pisano', che si vide assegnare la zona per erigervi una struttura ad uso sportivo. Gli autori del progetto furono Carlo Boccara e Augusto Tognetti: il velodromo venne inaugurato il 28 luglio 1895 alla presenza del principe di Piemonte, il futuro re Vittorio Emanuele III.

La pista, interamente in cemento, aveva una lunghezza di 333.33 metri, e all'interno presentava un vasto prato circondato da una pista in terra battuta per le corse podistiche. Ben presto, di pari passo con le gare dei velocisti, fiorirono anche le presenze dei cittadini appassionati e, ovviamente, le scommesse sui vincitori di ciascuna batteria di corse. Il modello era quello delle gare ippiche, ma ben presto il giro di soldi venne interrotto dalla prefettura perché c'erano già i primi sospetti di gare truccate dai ciclisti per intascare una percentuale.

Ma il velodromo non fu soltanto il tempio degli amanti delle due ruote. Il grande prato posto al centro della pista venne sfruttato, con sempre maggiore popolarità, anche dai ragazzi pisani che avevano scoperto il gioco del 'football'. Si trattava principalmente di ragazzi provenienti da famiglie umili, originari del centro cittadino e di Porta a Mare. Erano le figure che, di lì al 1909, avrebbero dato vita al sodalizio nominato Pisa Sporting Club, che è giunto ormai al suo 109° anno di vita. Questa denominazione non fu però la prima assegnata alla neonata squadra di calcio: dapprima si chiamava 'Etruria', e poi 'Pisa Foot Ball Club'. La convivenza fra i neofiti del calcio ed i ciclisti non era però delle migliori: i secondi si sentivano - a ben vedere giustamente - dei professionisti, e mal digerivano la presenza di un nugolo di ragazzi chiassosi che con il loro pallone rischiavano ad ogni giro di far cadere rovinosamente a terra chi percorreva la pista in bici. La battaglia per l'utilizzo esclusivo del velodromo durò fino a quando Ferruccio Giovannini e gli altri fondatori del Pisa Sporting Club non decisero di trasferirsi nella vecchia Piazza d'Armi. Il velodromo però andò incontro ad una rapida crisi, al punto che il comune decise di abbattere le strutture in muratura e suddividere la superficie in lotti dove costruire abitazioni private e pubbliche. Una di queste ha resistito fino a oggi: è la 'Casa del Mutilato', che venne inaugurata nel 1923 dal neosindaco Guido Buffarini Guidi (poi fidato gerarca di Mussolini), per la cura dei reduci della Grande Guerra. Via di Stampace diventò via Zerboglio.

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