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Via Santa Maria e lo sferisterio: una storia di alabastrai e cultura popolare

La via che conduce dal centro alla Torre un tempo pullulava di botteghe di maestri artigiani. Prima del calcio i pisani si innamorarono del 'gioco del bracciale'

All'epoca dei fasti della Repubblica marinara venne deciso di consegnare alla città un nuovo asse viario che certificasse la ricchezza e la potenza di Pisa. Una strada che congiungesse il centro politico con il nuovo centro religioso, nel quale si stava ultimando la costruzione delle meraviglie che ancora oggi sono conosciute in tutto il mondo come piazza dei Miracoli. E molti secoli dopo la popolazione pisana si innamorò perdutamente di uno sport oggi estinto, ma che nei primi del '900 era capace di attirare folle di appassionati e incalliti scommettitori. Via Santa Maria e lo sferisterio costituiscono una parte importante della storia della città.

1. La via dell'opulenza

Via Santa Maria venne aperta dopo il 1000 per congiungere la nuova cattedrale cittadina con la parte più antica della città. Doveva funzionare come linea di congiunzione fisica fra il centro religioso ed il centro politico e amministrativo della Repubblica. Ma soprattutto doveva suggerire in chi la percorreva il senso della potenza e della ricchezza accumulate da Pisa nel corso delle sue imprese militari e commerciali. 

Presto la nuova arteria si popolò di botteghe e negozi in cui venivano esposte merci pregiate, e nel corso dei secoli questa presenza divenne un fattore costante per la città, tanto che fino al secondo dopoguerra via Santa Maria pullulava di esercizi di artigiani alabastrai, antiquari e appassionati di oggettistica preziosa e di collezione. Ancora oggi, in mezzo ai numerosi locali di somministrazione di cibi e bevandi nati per soddisfare i gusti dei moltissimi turisti che quotidianamente prendono d'assalto piazza dei Miracoli, resistono alcune di queste botteghe caratteristiche.

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