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Via Santa Maria e lo sferisterio: una storia di alabastrai e cultura popolare

La via che conduce dal centro alla Torre un tempo pullulava di botteghe di maestri artigiani. Prima del calcio i pisani si innamorarono del 'gioco del bracciale'

2. La fontana della salvezza

Dopo la sua apertura, nel corso dei secoli via Santa Maria si arricchì anche di ricchi palazzi  e opere d'arte che contribuirono ad abbellire e impreziosire la strada di accesso al centro religioso della città. L'anello di congiunzione fra la piazza e la via venne identificato con la fontana dei Putti. Venne costruita da Giovan Battista Vaccà nel 1763, e circa due secoli dopo dette un apporto fondamentale per la sopravvivenza della popolazione pisana stremata dai bombardamenti alleati nel corso della seconda guerra mondiale.

Il 2 settembre 1944 Pisa venne liberata dalla dominazione nazi-fascista, ma le condutture dell'acqua erano state completamente devastate dagli eventi bellici. Soltanto la fontana dei Putti, insieme a quella del 'Gobbino' in piazza dei Cavalieri, permisero ai pisani di fare fronte alla sete e ai bisogni quotidiani. Ogni giorno una grande quantità di persone si metteva pazientemente in fila davanti alle due uniche fontane funzionanti nella parte di Tramontana per riempire ogni tipo di contenitore.

Pochi passi a fianco della fontana ci imbattiamo in piazza dell'Arcivescovado, sulla quale campeggia il palazzo occupato dall'arcivescovo della città, fatto costruire nel 1116 su strutture già esistenti. Nel 16° secolo l'edificio andò incontro ad una massiccia ristrutturazione, che dette vita al cortile centrale nel quale si può osservare la statua del Mosè, scolpita da Andrea Vaccà nel 1709.

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